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Sanità, Bassetto: «Basta con i tagli, avanti con ricerca e rientro dei “cervelli”»

di Redazione Corriere Politico
28/07/2023
in Scienze
Sanità, Bassetto: «Basta con i tagli, avanti con ricerca e rientro dei “cervelli”»

Il direttore della cattedra di chirurgia plastica dell’Università degli Studi di Padova: «La chirurgia rigenerativa è la nuova era»

La ricerca italiana in campo medico-scientifico, nonostante le difficoltà e i pochi finanziamenti, avanza a falcate veloci. Uno dei fiori all’occhiello, del Made in Italy, è sicuramente la chirurgia plastica che spesso, erroneamente, viene automaticamente abbinata alla chirurgia estetica ma che in realtà ne rappresenta solo un settore. «La nostra disciplina sta facendo dei passi da gigante nell’ambito della chirurgia rigenerativa» ci spiega il professor Franco Bassetto, direttore della cattedra di chirurgia plastica dell’Università degli Studi di Padova. «La chirurgia plastica – afferma – si occupava fondamentalmente di ricreare e di riparare dei danni che erano stati prodotti da gravi tumori, traumi o malformazioni congenite attraverso processi di riparo di esiti cicatriziali. Oggi invece si parla di rigenerare, cioè di riportare i tessuti, che erano stati distrutti, alle stesse forme prima che una malattia o un trauma li compromettesse. Quindi la chirurgia rigenerativa è la nuova era della chirurgia plastica».

Il Made in Italy è molto apprezzato in ambito medico scientifico internazionale

«La chirurgia rigenerativa nasce da una profonda consapevolezza dei risultati italiani della ricerca sulle cellule staminali contenute nel tessuto adiposo con il quale il chirurgo ha molta confidenza. Queste vengono utilizzate in tantissimi ambiti. Pensi solo ad esempio alla rigenerazione cartilaginea nella gonartrosi, l’artrosi del ginocchio di cui soffrono milioni di pazienti nel mondo perché è una patologia degenerativa dovuta all’età. O alla possibilità di rigenerare un volto distrutto dalle fiamme e dalle ustioni. Quindi nell’ambito dello Stivale la sinergia tra grossi istituti di ricerca e importanti centri di chirurgia plastica, distribuiti in maniera abbastanza omogenea sul territorio, l’Italia fa un’ottima figura in ambito internazionale».

La consapevolezza dei mezzi italiani

Molte volte, però, nello Stivale non si ha consapevolezza di quanto esso sia importante

«Questo forse è una colpa nostra nel senso che purtroppo di chirurgia plastica si parla solo quando ci sono problematiche legate a uno dei suoi aspetti che è la chirurgia estetica. Si parla poco invece della chirurgia rigenerativa in cui siamo sicuramente al top nel mondo. Ma credo che una delle cause sia il fatto che le cliniche universitarie e i reparti ospedalieri di chirurgia plastica sono ancora troppo pochi perché il cittadino abbia la consapevolezza di questo. Faccio in proposito un mea culpa, nel senso che a me capita di girare moltissimo all’estero invitato da diversi consessi scientifici proprio per far vedere quel che in Italia si fa, ma è ovvio che siamo pochi. Quindi c’è forse più la percezione all’estero che nel nostro Paese che sia al top, in ambito rigenerativo, rispetto a quello che l’italiano medio sa e questo devo dire che è una colpa legata anche al fatto che comunichiamo poco ai media attivi a livello scientifico».

Come si può sostenere e proteggere il Made in Italy?

«Penso che debba esserci una sinergia di comunicazione. Probabilmente in Italia siamo un po’ tradizionalisti e non abbiamo capito quanto sia importante l’online, i mezzi che il web oggi ci offre per arrivare ovunque. Arrivano forse prima i nostri colleghi cinesi che spesso, più che essere originali, copiano, o scopiazzano, varie tecnologie un po’ in giro per il mondo, rispetto a noi italiani che siamo sicuramente originali, perché questo ci viene riconosciuto. Ma non abbiamo capito l’importanza della diffusione scientifica che arriva poi al fruitore ultimo che deve essere il paziente, colui che poi deve scegliere dove e come farsi curare».

Il futuro

Che ruolo può avere il Pnrr per cambiare l’organizzazione sanitaria italiana?

«Io credo che debba andare a sostenere anche progetti e centri di ricerca eccellenti. Sicuramente facendo una ricerca attenta, il nostro ministero della Ricerca e della salute sa dove, investendo, si possano ottenere risultati rapidi ed efficaci. Ci aspettiamo che possa aiutare sicuramente il reclutamento universitario, il rientro dei cervelli. Ho degli allievi che lavorano a Cleveland, a Boston e tornerebbero volentieri per applicare ciò che hanno prima imparato in Italia e che hanno più possibilità di sviluppare fuori dal nostro paese. Sui finanziamenti ci crediamo, io in particolare dirigo la clinica di chirurgia plastica all’università di Padova e stiamo puntando ai finanziamenti delle olimpiadi Cortina-Milano che dovrebbero incidere sulla nostra sanità per far trovare un sistema perfetto quando tutto il mondo ci guarderà. Sono conosciuto come l’uomo del bicchiere mezzo pieno, nel senso che sono fiducioso, perché credo che l’ottimismo serva anche a dare l’abbrivio a tutte le iniziative».

La ricerca però, forse, ha bisogno di qualcosa di più…

«La nostra politica sanitaria e quella universitaria negli ultimi 20 anni sono state improntate sulla spending review, tagli a tutti i livelli. Ma il covid ci ha dato una forte lezione, abbiamo visto che in Italia siamo morti, fondamentalmente, laddove non c’erano adeguate strutture che potessero far fronte a un’emergenza. Proprio perché erano stati fatti dei tagli incredibili negli anni precedenti. Quindi dobbiamo cambiare sicuramente direzione, aumentare gli investimenti in termini di ricerca e sanità ricordandoci che lo star bene in salute è fondamentale per lo sviluppo di qualsiasi altro aspetto per un paese moderno. Dobbiamo adeguarci alle percentuali d’investimento di altri paesi apparentemente più evoluti di noi ma che in realtà sono carenti di idee. Noi siamo ricchi di idee ma poveri di mezzi».

Tags: Franco BassettonewsSanità

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