Ascolta la versione audio dell’articoloCosa ci definisce meglio del nome? Lo stesso per le città. La “nostra” Alessandria d’Egitto è Alexandrea ad Aegyptum (in greco, Alexándreia he kat’Áigypton), cioè «Alessandria presso Egitto». Una delle capitali del mondo antico, voluta da Alessandro Magno sulla strada delle conquiste orientali, crogiuolo di popoli che si sono mescolati per arricchirsi l’un l’altro, «rimase essenzialmente una città greca in Egitto», come scrive Lorenzo Guardiano, egittologo all’Università di Milano, nel suo Alessandria d’Egitto. Storia di una capitale del mondo antico. È un viaggio nella storia, nella cultura, fra le tracce – poche, purtroppo – ancora visibili nel tessuto urbano di oggi, soprattutto Guardiano ha scritto un libro ambizioso che fa venir voglia di partire fisicamente o anche solo con la mente o un libro. Poco conta, importante è andare alla ricerca della gloria che fu per capire quanto Alessandria sa insegnare a 2.350 anni dalla fondazione: che il contaminarsi è ricchezza.Questa storia inizia da un sogno, quello di Alessandro il Macedone, giovane e bello, al quale, davanti a una baia deserta, in una notte del 331 a.C., i versi di Omero suggeriscono di fondare una città. È Plutarco, nelle Vite, a ricordarlo: nel IV libro dell’Odissea Telemaco, in cerca del padre Odisseo, giunge al cospetto di Menelao, che gli narra il ritorno da Troia. Ma l’Atride è bloccato proprio sull’isola di Faro, ove risiedevano Proteo e sua figlia Eidotea. Grazie a quest’ultima, Menelao tende un agguato a Proteo per poterlo interrogare al fine di lasciare l’isola e la memoria dei versi omerici spinge Alessandro alla fondazione. Dalle foci del Nilo, fra acque e paludi, si scorge verso il mare, a un chilometro dalla costa, un’isoletta all’orizzonte, l’isola di Faro, che è caput mundi, capace di «unire l’Oriente all’Occidente e creare una città madre da cui si diffonderà la nuova cultura, non più greca ma ellenistica». Gli egizi, stanchi del dominio persiano e stregati anche dalla millenaria saggezza greca, non oppongono resistenza al Macedone, che, tracciato il perimetro della città su impianto ippodameo, parte alla conquista del suo impero. Torna ad Alessandria per esservi sepolto e sulla sua tomba si fermano da Cesare a Ottaviano, fino a Caracalla nel 216 d.C. Poi, la tomba del re macedone e faraone d’Egitto non sarà mai più citata.Loading…Poco importa, perché la città rifulge di grandezza: è una superba pólis greca abitata da nativi egiziani, ebrei e da varie minoranze etniche, «ha santuari pubblici bellissimi e anche palazzi reali, che rappresentano un quarto o un terzo dell’intera cinta urbana», come scrive Strabone nella Geografia: ci sono il palazzo reale, Bruchéion, la cornice del Porto Grande, il Faro, immenso e una delle sette meraviglie del mondo, l’Emporio e il Serapeo, l’unico tempio alessandrino ad aver lasciato evidenze archeologiche. E poi la grande biblioteca, da 40mila volumi secondo Seneca. Alla corte dei Tolemei, la cultura ellenistica dà i migliori risultati nell’ambito della scienza, della filologia, della letteratura e della filosofia. Ad Alessandria Callimaco ricama versi eterni, qui viene cantata la costellazione a nord-est del Leone come “chioma di Berenice”, in onore della regina Berenice II. Il via vai dei commerci fa muovere le idee, che concimano, abbondanti, le scienze: sotto Tolemeo I, opera Euclide e poi l’allievo Archimede. Eratostene, misurando l’angolo dei raggi solari ad Alessandria durante il mezzogiorno del solstizio estivo, con l’uso di un bastone che proietta un’ombra a terra, stima la circonferenza della Terra. E come dimenticare la filosofa Ipazia.Naturalmente, Alessandria è la quinta della tragedia che vede protagonisti Cesare, Cleopatra, ultima regina d’Egitto, crudele e fatale, e il suo amore Antonio. Con la morte della donna, il 12 agosto del 30 a.C., Ottaviano diventa signore d’Egitto e, da quel momento, l’area non ha più un sovrano autonomo sul trono. Si avvicendano romani, bizantini, arabi e la città entra in un buio che dura un millennio: da metropoli cosmopolita, diventa un villaggio di pescatori di 4mila abitanti. Napoleone lancia la Campagna d’Egitto (1798-1801), il cui lascito più importante è la Stele di Rosetta; Mohammed Ali la fa rinascere per conto di Istanbul e arrivano genti da ogni dove, greci, siriani, francesi, inglesi, italiani. Come non ricordare infine il Silenzio (da L’allegria, 1916) di Giuseppe Ungaretti: «Conosco una città / che ogni giorno s’empie di sole / e tutto è rapito in quel momento / Me ne sono andato una sera / Nel cuore durava il limio / delle cicale / Dal bastimento / verniciato di bianco / ho visto / la mia città sparire / lasciando / un poco / un abbraccio di lumi nell’aria torbida / sospesi».Lorenzo Guardiano, Alessandria d’Egitto. Storia di una capitale del mondo antico, il Mulino, pagg. 160, € 15


