Se il Futurismo andava “oltre”, oltre
le convenzioni e scavalcando i tempi, ora potrebbe anche essere
arrivato il tempo in cui lo storico movimento d’avanguardia si
potrà scrollare di dosso antiche etichette ideologiche. Ed
essere degnamente celebrato all’insegna del plauso bipartisan.
E’ questo, almeno, l’intento con cui si prova a Roma a
rilanciare un nuovo progetto espositivo sul movimento fondato da
Filippo Tommaso Marinetti.
“E’ ora di liberare il futurismo da ogni tipo di ideologia, il
Futurismo non può essere tirato come una giacchetta a destra o
sinistra” mette in chiaro Gabriele Simongini, il già
‘bersagliato’ curatore della mostra ‘Il tempo del Futurismo’
allestita, tra mille polemiche, tra la fine del 2024 e l’inizio
del 2025 alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma.
Ora, ad un anno dalla conclusione di quella mostra, fortemente
sostenuta dall’allora ministro della Cultura, Gennaro
Sangiuliano, quando Alessandro Giuli era alla testa del Maxxi, e
dal governo, la parola d’ordine sull’identità culturale,
politica, sembra un po’ scemata. “Il futurismo è un grande
valore della cultura italiana che tutti dovrebbero imparare ad
apprezzare e a sostenere. In Francia lo hanno fatto con la
grande mostra sul surrealismo: i surrealisti erano notoriamente
marxisti ma lì sono riusciti a vedere quel grande movimento per
quello che è stato. Solo in Italia continuiamo a sporcare, a
macchiare, questo grande contributo creativo che ha dato il
Futurismo all’arte tirandolo da una parte e dall’altra” si sfoga
Simongini ricordando che già durante il fascismo uno dei
fondatori del teatro futurista come Bruno Gorra, si incaponiva a
sostenere, che “il futurismo non è né di destra né di sinistra”.
E Proprio Simongini è stato chiamato ora dal Maxxi, sempre a
Roma, ad organizzare una nuova mostra, sempre sul Futurismo.
Sarà esposta il prossimo autunno e, in linea con la missione del
Museo delle Arti del XXI secolo, si occuperà delle influenze e
del lascito del movimento sulle arti contemporanee.
Il progetto si intitolerà infatti “Sensing the future” e
metterà in mostra, ha spiegato la presidente della Fondazione
Maxxi, Emanuela Bruni, “alcune opere futuriste che sono alla
base della visione contemporanea dell’arte”.
Un filone già esplorato nella precedente mostra alla Gnam ma
che ora verrà approfondito nella sede di un museo più
specificatamente dedicato al contemporaneo. D’altronde “dobbiamo
riconoscere che il futurismo scavalca i tempi” e che “nel suo
slancio vitale va a guidare sia il rinnovamento che la
conservazione” chiarisce Simongini a sua volta ospitato dal
Maxxi per presentare la riedizione di un libro storico su
Filippo Tommaso Marinetti di cui ha curato una approfondita
prefazione. Si intitola “Marinetti. L’uomo e l’artista” e venne
pubblicato nel 1921 per le Edizioni Futuriste di “Poesia”.
L’autore era Emilio Settimelli, scrittore, animatore culturale e
amico di Marinetti, suo grande ammiratore, prima di essere
cacciato e “scomunicato” dal poeta nel 1933. Simongini chiude il
cerchio: “Marinetti è stato un tipo antropologicamente mai visto
prima. E il futurismo è un fondamento essenziale del
contemporaneo”. Di più, “è diventato un archetipo del
contemporaneo”.
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