Ascolta la versione audio dell’articolo«È morto quel giorno lì, quando la luce del giardino attraversava la porta a vetri». Il pomeriggio in cui riceve la notizia del decesso di suo padre, Annabella ha 23 anni ed è in biblioteca a studiare per un esame di Lettere.Scende le scale, esce nella luce di una fredda primavera, spende gli ultimi soldi comprando una tessera per telefonare ai suoi zii. Li ascolta mentre la sgridano perché è sparita, perché non risponde ai messaggi, li ascolta dirle che il corpo di suo padre è in Camerun e forse non sarà possibile rimpatriarlo, che deve immediatamente raggiungerli dall’altra parte della Francia.Loading…Il credito finisce e Annabella attraversa Lione in uno stato di percezione attutita, dove gli avvenimenti esterni arrivano improvvisi e ovattati, imprevisti ed inspiegati, sprofondata com’è nei ricordi che teneva a bada da molti anni e che ora l’assalgono. Smarrita dentro sé stessa, assente e al contempo finalmente presente, col suo «corpo a fior di pelle, quasi nudo». Immersa nel flusso della vita.Ho ucciso mio padre, continua a dirsi mentre si chiede come trovare i soldi per raggiungere gli zii. Non li può chiedere al suo ragazzo, avendogli raccontato che suo padre era morto due anni prima, così come agli amici, ai compagni di università.Lione e il Rodano le scorrono davanti agli occhi, ma lei è in una foresta in Congo «dove la luce non riesce più a entrare»: ha nove anni quando decide per la prima volta di andarsene, di lasciare suo padre. È un serpente fra i serpenti, come un serpente metamorfizzato è il fiume Congo – le aveva raccontato un pigmeo (questa la parola usata nella traduzione italiana, anche se dispregiativa), aggiungendo che era un serpente di cui non si deve aver paura. Un serpente che scivola via come la vita e lei della vita – lo capiamo man mano che il libro si svela – ha invece molta paura.


