(di Francesca Pierleoni)
“Stiamo vivendo uno sconvolgimento
storico, innanzitutto per l’Iran, in seguito alla rivolta
popolare iniziata il 28 dicembre 2025 e al massacro del regime
dell’8 e 9 gennaio, che ha causato la morte di decine di
migliaia di manifestanti pacifici. Poi per il Medio Oriente e
l’ordine dell’area, considerando il ;;caos e la distruzione che
gli attacchi israelo-americani, in totale violazione del diritto
internazionale, e le rappresaglie del regime iraniano,
causeranno nella regione. E infine per il mondo, dove le
convenzioni e le istituzioni internazionali sono sempre più
messe a rischio e indebolite”. Lo sottolinea in una
dichiarazione all’ANSA la regista iraniana dissidente Sepideh
Farsi, che ha portato a Cannes l’anno scorso e poi in molti
altri festival internazionali il documentario Put Your Soul On
Your Hand And Walk – Prendi in mano l’anima e cammina, intenso
racconto della Striscia di Gaza nei mesi di guerra.
“Il popolo iraniano, nella sua determinazione a porre fine a
questo regime corrotto e criminale, e che ha compiuto enormi
sacrifici, sembra essere stato dimenticato dai leader di questo
nuovo ordine mondiale” aggiunge la cineasta e attivista, classe
1965, che ha vissuto la rivoluzione iraniana a 13 anni.
Arrestata a 16, ha lasciato il suo Paese a 18 anni stabilendosi
a Parigi. “Cerco di mantenere la speranza nonostante tutto
questo caos, che si arrivi alla pace e a un Iran democratico, al
di là di questo regime barbaro, ma costruito da mani iraniane e
non da ‘salvatori stranieri’. Resto fermamente convinta che le
bombe non portino la democrazia” ribadisce.
Autrice di una quindicina tra documentari, fiction e opere
d’animazione, con Put Your Soul On Your Hand And Walk (uscito
nelle sale in Italia a novembre e ora disponibile a noleggio sul
sito di Wanted Cinema, ndr), premiato fra gli altri ai Lumière
Awards e al Montreal Festival of New Cinema, Sepideh Farsi ci
porta nei suoi dialoghi in più videochiamate da aprile 2024 ad
aprile 2025, con la giovane fotoreporter palestinese Fatma
Hassona, uccisa a Gaza proprio il 16 aprile di un anno fa, con
nove membri della sua famiglia, da un drone in un attacco
mirato. La regista, nel suo percorso di cinema e impegno, ha
anche girato clandestinamente con un cellulare il documentario
Tehran without permission (2009), e raccontato nel dramma Red
Rose (2014) L’Onda verde di proteste in Iran.
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