Ascolta la versione audio dell’articolo“Non unicamente la danza ma la danza al servizio dell’umano e della sua storia”. È questo il proverbiale cardine delle creazioni di Jean-Christophe Maillot, colui che da oltre trent’anni è alla guida dei Ballets de Monte-Carlo e che oggi aggiunge un nuovo capitolo al nutrito repertorio della compagnia monegasca con la sua “Bayadère”. Una creazione che prende spunto dal notissimo balletto ottocentesco di Léon Minkus mantenendone alcuni primigeni profili della trama ma rimodulandone integralmente l’identità.Con “Ma Bayadère”, infatti, Jean-Christophe Maillot palesa l’intento di mostrare un’ipotetica compagnia di danza impegnata nelle prove della tradizionalissima versione del balletto del 1877 consegnandone, contemporaneamente, l’autentico vissuto quotidiano di ballerini, coreografo e maître de ballet alternando rivalità, amori turbolenti, gelosie, classi di danza, drammi e il piacere della condivisione di un’arte che impone una dedizione pervasiva. Con tali premesse il lavoro presentato in prima mondiale al Grimaldi Forum offre l’opportunità di apprezzare una creazione solida, drammaturgicamente convincente, dal tratto lineare e perfettamente ascrivibile nell’estetica coreografica propria del direttore della compagnia.Loading…Un lavoro annoverabile nel repertorio della danza narrativa incardinata nell’ineludibile vocabolario classico-accademico ma costantemente in dialogo con quella leggerezza e dinamica che consente al danzatore di “abitare il movimento” – come spesso ripete Maillot – con disinvoltura e consapevolezza.La creazione e la compagnia monegascaCosì la giovane danzatrice Niki, qui affidata a Juliette Klein, è un’artista di talento che nella variazione della quinta scena del primo atto disegna un assolo alla sbarra abilmente intriso di charme e sensualità per poi affrontare, nella scena decima, la rivale Gamza – étoile della compagnia – nella convinta interpretazione di Romina Contreras.Completano i cardini della creazione Michele Esposito impegnato con il maître de ballet Brahma, l’aitante Ige Cornelis nei fascinosi panni dell’“étoile” Solo come pure le danze maschili che tratteggiano energia ed efficace forza espressiva. Quattro personaggi che ricorderemo anche per la solida architettura coreografica e scenografica dei momenti conclusivi del primo atto con l’incisivo espediente del teatro nel teatro e la conseguente metamorfosi prevista per il secondo atto. Qui un “paradiso artificiale” vigorosamente concepito da Jérôme Kaplan – colui che firma scene e costumi – è il momento in cui la rivalità cede il passo all’armonia e alla condivisione di un sogno comune: l’ineffabile anelito della danza.

