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Mafia, il direttore del Policlinico di Messina indagato per concorso esterno. Arrestato un dirigente regionale

di Redazione Corriere Politico
10/03/2026
in Cronaca Italiana
Mafia, il direttore del Policlinico di Messina indagato per concorso esterno. Arrestato un dirigente regionale

La procura di Palermo ha disposto una serie di perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici del direttore generale del Policlinico di Messina ed ex parlamentare europeo del Pdl Salvatore Iacolino. Nominato alla guida del nosocomio della Città dello Stretto la settimana scorsa, Iacolino è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dall’aver agevolato Cosa nostra nell’ambito dell’inchiesta che oggi ha portato all’arresto per corruzione di un dirigente regionale, Giancarlo Teresi, e di un imprenditore.
Secondo i magistrati della Dda di Palermo, guidati dal procuratore Maurizio de Lucia, il manager avrebbe messo a disposizione del boss di Favara suo compaesano, Carmelo Vetro, già condannato per associazione mafiosa, l’influenza e la rete di relazioni costruite grazie alla posizione ricoperta alla Regione come dirigente generale del dipartimento Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute e la sua esperienza politica, contribuendo al rafforzamento del clan di Favara.
All’ex deputato i pm contestano di aver sostenuto gli interessi economici del capomafia e di suoi uomini, come l’imprenditore Giovanni Aveni, dando loro informazioni su procedure amministrative in corso o agevolando incontri con importanti funzionari regionali come il manager dell’Asp di Messina Giuseppe Cuccì, la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana Bernardette Grasso e il capo della Protezione civile Salvatore Cocina.
Secondo l’accusa, inoltre, Iacolino, da direttore generale della Pianficazione strategica dell’assessorato alla Salute avrebbe compiuto atti contrari ai propri doveri d’ufficio, attraverso continue sollecitazioni nei confronti dei vertici amministrativi dell’Asp di Messina su procedimenti amministrativi indicati da Vetro.
L’ex eurodeputato avrebbe poi omesso di segnalare che Vetro era stato condannato per mafia e avrebbe anzi agevolato la creazione di canali riservati con figure di vertice dell’amministrazione regionale per fargli ottenere lavori nel settore pubblico. In cambio avrebbe ricevuto finanziamenti per campagne elettorali e promesse di assunzioni di lavoratori.  

In carcere Giancarlo Teresi, dirigente della Regione

Avrebbe fatto avere lavori a una società di un mafioso in cambio di soldi: con l’accusa di corruzione aggravata dall’aver favorito Cosa nostra, e in particolare il boss Vetro, è stato arrestato Giancarlo Teresi, dirigente regionale del dipartimento delle Infrastrutture e Mobilità della Regione Siciliana. In carcere per gli stessi reati è finito anche il capomafia Agrigentino. 
Nell’indagine sono coinvolti tra gli altri anche il fratello di Vetro, Salvatore e Antonio Lombardo, dipendente e amministratore formale della società dell’imprenditore mafioso. Secondo l’accusa, per anni Teresi avrebbe “asservito la propria funzione” agli interessi privati del boss di Favara, in passato condannato per mafia a 9 anni con sentenza ormai definitiva, ricevendo in cambio diverse tangenti. Solo tra marzo, luglio e agosto dello scorso anno sarebbero tre le dazioni di denaro accertate. Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti sono finiti i lavori per bonifiche, dragaggi, ripascimenti costieri e per il conferimento in discariche autorizzate dei sedimenti rimossi dai fondali marini commissionati dal dipartimento di Teresi per i porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini.
Teresi avrebbe sistematicamente sponsorizzato e favorito la società gestita occultamente da Vetro, la Ansa Ambiente s.r.l., che si occupa di intermediazione e commercio di rifiuti. Il dirigente, attraverso gli accordi corruttivi, avrebbe permesso a Vetro di bypassare l’ ostacolo rappresentato dalle misure di prevenzione subite e la normativa in materia di interdittiva antimafia consentendogli di svolgere di fatto l’attività imprenditoriale “in un settore delicatissimo, quale quello dei rifiuti, guadagnare denaro e prestigio negli ambienti criminali”, anche alla luce dei suoi rapporti con personaggi come Giovanni Filardo, cugino di Matteo Messina Denaro.

Teresi già sotto processo, fu invitato dai dirigenti a non andare in pensione

Già finito in cella per corruzione 6 anni fa e ancora sotto processo, Teresi è stato ritenuto “indispensabile” dai vertici amministrativi regionali tanto da continuare a rivestire ruoli di vertice oltre l’età pensionabile. La Regione, infatti, nonostante l’indagato avesse raggiunto i requisiti per il pensionamento a gennaio del 2025, con un decreto del 31 dicembre 2024 ha approvato il differimento del termine di quiescenza prima al 30 giugno 2025 e poi al 31 agosto 2025.
Successivamente Teresi ha ottenuto con decreto dell’assessorato delle Autonomie Locali di restare in servizio fino al raggiungimento del 70esimo anno. Spostato dal dipartimento Infrastrutture Mobilità e Trasporti al dipartimento Regionale Tecnico, ha mantenuto comunque le vecchie funzioni. Dalle indagini emerge come ben due direttori generali dei dipartimenti inquadrati nell’assessorato Infrastrutture, Salvatore Lizzio e Duilio Alongi, hanno sollecitato Teresi a presentare la domanda per la permanenza in servizio

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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