Presenza di zirconio sulle scarpe
di Liliana Resinovich. E’ quanto ha rilevato uno dei tre periti
incaricati di individuare eventuali tracce di Dna o altro sul
cordino trovato sul collo di Liliana e su quello che teneva
unite le chiavi. Lo scrive Il Piccolo oggi in edicola precisando
che lo zirconio è una sostanza abrasiva utilizzata (anche) per
affilare metalli, come i coltelli ad esempio, attività svolta da
Sebastiano Visintin, marito di Liliana, la donna scomparsa il 14
dicembre 2021 e il cui corpo fu trovato il 5 gennaio 2022.
La presenza di questa sostanza è “meritevole di
approfondimento” avrebbe indicato il perito, il genetista
forense Paolo Fattorini, e dunque la consegna della perizia è
slittata dalla fine di marzo al 26 giugno, come da proroga della
Gip del tribunale di Trieste Flavia Mangiante. Si tratta del
secondo rinvio. Del pool di periti fanno parte anche Chiara
Turchi e Eva Sacchi.
Intanto, riporta sempre Il Piccolo, è in corso negli Stati
Uniti un esperimento su quattro cadaveri da parte di un team di
scienziati del Michigan e del Colorado per comparare in uno
specifico lasso di tempo le trasformazioni che subisce un corpo
congelato rispetto a uno sottoposto a condizioni ambientali
analoghe a quelle in cui si sarebbe trovato il corpo di Liliana
Resinovich nel boschetto dove fu trovato. E’ una iniziativa
della difesa di Visintin dopo che le due perizie precedenti sul
cadavere stabilirono – in contraddizione tra loro – la prima che
la morte era avvenuta 48 ore circa prima del ritrovamento e la
seconda che Liliana era morta la stessa mattina della scomparsa.
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