“A quasi un mese dall’inizio delle
guerra del Golfo, che ha pesantemente inciso sull’andamento dei
mercati energetici internazionali, l’Italia registra la crescita
più contenuta dei prezzi dei carburanti tra i principali Paesi
europei e, al contempo, i prezzi medi di benzina e gasolio
inferiori rispetto alle grandi economie industriali dell’Unione
europea, Francia e Germania”. Lo afferma il Mimit sulla base di
quanto emerge dall’ultimo Weekly Oil Bulletin della Commissione
europea, che monitora le variazioni dei prezzi medi settimanali
nei Paesi Ue.
Dati, spiega il ministero delle Imprese e del made in Italy,
“che confermano in modo inequivocabile l’efficacia del sistema
di monitoraggio introdotto dal Governo nel gennaio 2023 e dei
controlli tempestivamente attivati fin dall’inizio delle
tensioni in Iran”.
Nel confronto con i principali grandi Paesi europei, aggiunge
il Mimit in un comunicato, il prezzo della benzina in Italia è
aumentato nell’ultimo mese del 7,5%, meno della metà rispetto a
Francia (+15,4%) e Spagna (+17,8%) e meno della Germania
(+13,8%). Analoga dinamica per il gasolio: l’incremento in
Italia è stato del 18,9%, significativamente inferiore rispetto
agli altri grandi Paesi europei (Spagna +32,3%, Francia +27,8%,
Germania +22,9%).
Dai dati del bollettino della Commissione europea emerge
inoltre che i prezzi medi di benzina e gasolio in Italia sono
più bassi rispetto a Francia e Germania, le altre due maggiori
economie europee. Nella settimana del 23 marzo, il prezzo medio
in Italia è stato pari a 1,779 euro a litro per la benzina e
2,023 euro/l per il gasolio, contro 1,973 euro/l per la benzina
e 2,109 euro/l per il gasolio in Francia e 2,075 euro/l per la
benzina e 2,130 euro/l per il gasolio in Germania.
Il Mimit ricorda che l’Italia “ha messo in campo misure
mirate, come il credito d’imposta per gli autotrasportatori, per
evitare che gli aumenti legati al conflitto si trasferissero sui
prezzi dei beni trasportati, alimentando l’inflazione, che
comunque in Italia resta tra le più basse d’Europa, segnando a
febbraio l’1,5% rispetto al 2,1% della media europea (dati
Eurostat)”.
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