Il canto degli uccelli prende una
sua forma e viene “trascritto” su lastre di plexiglass e di
zinco stampate.
E’ il progetto dell’artista Natalia Lombardo che l’associazione
Canova22 inaugura giovedì 16 aprile alla Antica Fornace del
Canova, a Roma, nella mostra Incanti, curata da Laura Fusco e
aperta fino al 30 aprile, dove le opere sono sospese nello
spazio circolare della Fornace, in una visione avvolta dalla
musica originale composta dal sound designer, Francesco
Grignani.
“Associare un suono a un segno è un esercizio di ascolto della
natura e di se stessi” spiega Lombardo, artista e giornalista.
Quindi “Il ghirigoro del canto notturno di un uccello
sconosciuto è apparso ai miei occhi, chiusi, come la danza di un
pennello della calligrafia giapponese, volteggiante nell’aria”
ricorda.
Il progetto nasce da un’esperienza “intima, prossima al sogno:
nel dormiveglia, il canto notturno di un uccello sconosciuto si
manifesta come danza calligrafica sospesa, una coreografia
immateriale, una linea che attraversa lo spazio mentale. Da
questa visione scaturisce un gesto immediato, una trascrizione
istintiva del ricordo sonoro che, attraverso disegno e
incisione, si fissa come segno”: così descrive la nascita delle
incisioni calcografiche la curatrice della mostra, Laura Fusco,
artista lei stessa. E così
“l’esperienza si espande nel paesaggio urbano e naturale, dove i
canti di merli, rondini, parrocchetti e gabbiani emergono come
sequenze ritmiche e modulazioni temporali nel cielo della
città”. Sono colte come “presenze sonore che si traducono in
segni e solchi, generando una geografia affettiva del paesaggio
acustico”, scrive ancora Laura Fusco non senza porre
l’attenzione all’aspetto politico, una pratica di “ecologia
percettiva” in cui i canti nel caos contemporaneo diventano
“indicatori di un’ecologia fragile, figure liminali di una
coesistenza tra umano e non umano”.
La pittura segnica e gestuale ha sempre affascinato i”.
Lombardo, ma in queste incisioni i riferimenti attingono, forse
inconsapevolmente, anche dai “maestri” di gioventù, secondo la
storica dell’arte Francesca Boschetti: “Le linee di volo, vitali
e indomabili, tracciate da questi uccelli ci riconducono agli
albori della “modernità”, nel cuore delle Avanguardie, quando i
Futuristi giocavano a tradurre e stilizzare le scie di velivoli
e volatili, e in particolare Giacomo Balla prendeva nota degli
itinerari delle rondini, sintetizzandoli e fermandone il
dinamismo in sorprendenti grafici spaziali”.
E i canti dei diversi uccelli, registrati nell’ambiente urbano e
naturale dall’artista, sono alcuni “strumenti” che risuonano
nell’evocativa musica originale composta da Francesco Grignani,
giovane sound designer. Le incisioni, infatti, possono essere
lette come “mappe di un ascolto che si estende nello spazio
espositivo”, prosegue Fusco, “in cui immagine e suono si
attivano reciprocamente, generando un ambiente percettivo in cui
la visione ascolta e l’ascolto vede”, nel solco del contesto
Fluxus, con le altissime esperienze che vanno da John Cage alle
partiture grafiche di Cornelius Cardew.
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