Un mondo dominato dall’intelligenza
artificiale, i licenziamenti e il lavoro precario, ma anche i
sentimenti e la responsabilità morale. Sono i temi di ‘Socrate
16.22′ di Stefano Accorsi, in scena per la prima volta al Teatro
Carignano di Torino, per Biennale Tecnologia, la rassegna
organizzata dal Politecnico. Lo spettacolo – prodotto
Planetaria, il festival su arte e scienza ideato da Accorsi, con
la consulenza scientifica del Politecnico di Torino – è scritto
da Filippo Gentili e diretto da Ferdinando Ceriani con le
musiche di Roberto Vallicelli. Accanto ad Accorsi sul palco
Lodovica Martino e la studiosa Tatiana Tommasi.
“Lo abbiamo realizzato per Biennale Tecnologia, stiamo
studiando cosa fare: potremmo portarlo in giro, magari nelle
scuole” spiega il regista dopo la risposta entusiasta e calorosa
del pubblico torinese in un teatro strapieno.
E’ la storia del rapporto tra un padre e una figlia, due
generazioni diverse che si trovano ad affrontare il cambiamento.
Luca, un imprenditore tecnologico, considera l’intelligenza
artificiale un’opportunità di business, mentre la figlia Tea non
sopporta il fatto che il fidanzato sia stato licenziato da un
algoritmo e sostituito dall’Ia. La ragazza sceglierà di non
seguire le orme paterne e di iscriversi a Filosofia anziché a
Ingegneria. Il tema centrale è il nodo etico, il bisogno di
restare umani in un mondo dominato dall’algoritmo. Luca poi
metterà a punto un programma Socrate 16.22 e deciderà di non
vendere la sua tecnologia a un’azienda militare.
Alla fine dello spettacolo, che dura meno di un’ora, Accorsi
sollecita le domande del pubblico. “La mia idea
dell’intelligenza artificiale? E’ uno strumento utile – spiega
l’attore – può esserlo anche nel mondo dello spettacolo, super
affascinante se usato bene. Dipende molto dal modo in cui viene
gestita. E comunque l’unicità di ognuno di noi non potrà mai
essere soppiantata dalle macchine”.
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