Revolut sarà quotata in Borsa, ma non
prima del 2028. Lo ha precisato l’amministratore delegato della
banca digitale, Nik Storonsky, fissando tempi più lunghi delle
attese per una delle ipo su cui in Europa si è creata maggiore
aspettativa.
Intervistato da David Rubenstein per The David Rubenstein
Show, alla domanda sulla potenziale quotazione Storonsky ha
risposto che avverrà “tra due anni. Siamo una banca e, per una
banca, è fondamentale avere fiducia. Le società quotate godono
di maggiore fiducia rispetto alle società private”.
Le parole dell’a.d mettono fine alle speculazioni su una
possibile quotazione già quest’anno. Storonsky ha anche
precisato che – prima di un’eventuale offerta pubblica – la
società, sostenuta da Nvidia e Coatue Management, valuterà la
possibilità di lanciare ulteriori vendite secondarie di azioni.
La transazione sul mercato secondario più recente, completata a
novembre, ha valutato la fintech 75 miliardi di dollari,
rispetto ai 45 miliardi di dollari di un anno prima.
Con l’impennata della valutazione di Revolut, ricorda
Bloomberg, l’azienda ha accelerato i piani di espansione
internazionale. La multinazionale inglese ha recentemente
richiesto una licenza bancaria negli Stati Uniti e ha nominato
Cetin Duransoy, ex dirigente di Visa, per supervisionare la
regione. Revolut ha una presenza embrionale negli Stati Uniti
dal 2020, collaborando con banche partner per servire i clienti.
Secondo Storonsky l’autorizzazione, che consentirà a Revolut di
accedere direttamente ai sistemi di pagamento della Federal
Reserve e di offrire prestiti personali e carte di credito,
potrebbe richiedere fino a un anno. L’obiettivo ufficiale
dell’azienda è tuttavia di quattro mesi.
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