La storia intreccia le vite di tre uomini appartenenti a tre momenti storici diversi: il 1932, il 1937 e il 2017. Le loro esistenze, pur distanti nel tempo, si rispecchiano e si richiamano, esplorando cosa significhi essere gay in contesti storici segnati da repressione, conflitto e trasformazione. Sul fondo della Guerra Civile Spagnola e delle sue conseguenze ancora vive nel presente, il racconto mette in luce il peso dell’eredità emotiva e culturale che attraversa le generazioni.Oltre all’idea di partenza dei due sceneggiatori-registi, “La bola negra” nasce dall’incontro tra materiali diversi: da un lato un progetto incompiuto ed esplicitamente richiamato nel film legato a Federico García Lorca, che iniziò a scrivere il romanzo “La bola negra” nel 1936, anno in cui venne assassinato; dall’altro il testo teatrale “La piedra oscura” di Alberto Conejero.Il titolo del film rimanda a un antico meccanismo di esclusione, esplicitato nella parte del 1933: la “palla nera” era il segno con cui si respingeva qualcuno da una comunità e diviene nel corso della pellicola un’immagine simbolica legata al tema della discriminazione e dell’emarginazione.La narrazione ragiona sullo scorrere del tempo, alternando ritmi di montaggio e mescolando diversi stili (molto ampia la presenza di sequenze musicali) in maniera interessante. Anche per questa ragione è davvero un peccato che Los Javis mettano tantissima carne al fuoco, sembrando più preoccupati di poter trattare tutti gli argomenti che hanno in mente che di dare a ognuno il giusto spazio.Qualche taglio qua e là, anche vista l’ampia ed eccessiva durata (155 minuti), non avrebbe guastato, seppur si esca comunque al termine dei titoli di coda soddisfatti da diverse sequenze ben realizzate (l’inizio, in primis) e da diversi stimoli capaci di rimanere impressi nei giorni successivi alla visione. Da segnalare che nel cast sono presenti Penélope Cruz e Glenn Close, entrambe in ruoli secondari.


