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Crisi elettrodomestici, in Unione europea venduti più marchi asiatici che europei

di Redazione Corriere Politico
03/06/2026
in Economia Italiana
Crisi elettrodomestici, in Unione europea venduti più marchi asiatici che europei

Le famiglie continuano a comprare lavatrici, frigoriferi, lavastoviglie e forni, ma sempre più consumatori scelgono prodotti importati dall’Asia, soprattutto dalla Cina. I prezzi bassi sono il motivo principale che sta mettendo in crisi i produttori Ue. Secondo quanto spiegato da Electrolux ai sindacati e al ministero delle Imprese e del Made in Italy, i concorrenti asiatici stanno conquistando quote di mercato in maniera costante grazie a una combinazione di costi produttivi minori, sostegno pubblico e maggiore aggressività commerciale.

Elettrodomestici, i numeri delle vendite
Da quello che emerge da un report elaborato da GfK per Beko Europe, nel 2025 gli elettrodomestici importati dall’Asia hanno raggiunto il 44% delle vendite nel mercato europeo, superando per la prima volta i prodotti realizzati da marchi europei, fermi al 43%. Solo pochi anni fa la situazione era completamente diversa. Nel 2019 i brand europei controllavano oltre la metà del mercato, con un vantaggio di quasi venti punti percentuali sui concorrenti asiatici.
Nel 2026, i dati di mercato di marzo mostrano che i volumi di vendita degli elettrodomestici in Europa restano positivi quasi ovunque (con l’eccezione delle cappe da cucina). Tuttavia, guardando ai valori economici del mercato, emergono segnali di debolezza diffusi, perché si vendono più pezzi, ma a prezzi medi inferiori, con margini sempre più ridotti per i produttori europei.
L’unica eccezione è rappresentata dalle asciugatrici, che registrano un aumento del 4,7% anche in termini di valore. Per il resto del comparto, invece, la pressione competitiva è molto alta.
La crisi industriale
La pressione competitiva sta già producendo effetti sull’industria europea. Electrolux ha parlato apertamente di “costi insostenibili” per continuare a produrre in Europa, alimentando forti preoccupazioni nei territori dove sorgono gli stabilimenti produttivi.
La crisi del settore non riguarda soltanto i bilanci delle multinazionali, ma anche l’occupazione. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate proteste sindacali e tavoli istituzionali per cercare di salvaguardare posti di lavoro e siti industriali.
Anche Beko Europe ha annunciato un importante piano di esuberi, poi parzialmente ridimensionato grazie alla mediazione del Mimit. Tuttavia, non è stato evitato il colpo simbolico della chiusura dello stabilimento di Siena, che rappresenta uno dei segnali più evidenti delle difficoltà del comparto.
Il problema, secondo i produttori europei, è che la concorrenza non avviene ad armi pari. Le aziende europee devono fare i conti con un aumento significativo dei costi dell’energia, delle materie prime e della logistica. Una situazione che rende sempre più difficile mantenere prezzi competitivi senza sacrificare i margini o ridurre la produzione.
I “dazi nascosti” che penalizzano l’Europa
Akin Garzanli, Ceo di Beko Europe, ha parlato di una distorsione competitiva che penalizza i produttori europei. Secondo il manager, le aziende che producono in Europa devono sostenere costi molto più elevati per importare materie prime e componenti, subendo di fatto una sorta di dazio nascosto.
L’acciaio, l’energia e molte materie prime utilizzate nella produzione di elettrodomestici risultano infatti più costosi in Europa rispetto alla Cina. Inoltre, mentre i prodotti finiti importati dall’Asia entrano nel mercato europeo senza particolari ostacoli tariffari, i produttori europei devono affrontare costi industriali molto più alti lungo tutta la filiera.
La situazione si è anche aggravata dopo la guerra commerciale avviata dagli Stati Uniti durante la presidenza Trump. Le difficoltà di esportazione verso il mercato americano hanno infatti spinto molti produttori cinesi a rafforzare la propria presenza in Europa, aumentando la pressione sui marchi europei.

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