(di Alessandra Baldini)
Ci sono le Cinque Terre invase
dal turismo di massa, l’Iran in rivolta ricreato con
l’Intelligenza artificiale, tanta musica e un ‘amarcord’ tra
Martin Scorsese, Jodie Foster e il padrone di casa, Robert De
Niro, in occasione dei 50 anni di Taxi Driver: il Tribeca Film
Festival compie quest’anno 25 anni riconfermandosi una rassegna
eclettica, dispersiva e ricca di proposte che tuttavia continua
a meritare l’attenzione degli appassionati di cinema.
Il Premio Oscar Questlove apre oggi l’edizione
dell’anniversario con il documentario sulla band Earth Wind &
Fire (To Be Celestial vs. That’s the Weight of the World)
raccontando l’aspetto identitario della celebre band
afro-americana che poi salirà sul palco per un concerto dopo la
proiezione. Tribeca 2026 è interessante soprattutto perché
conferma una tendenza: meno star system hollywoodiano e più
documentari, diritti umani, politica internazionale, migrazioni,
tecnologia e questioni sociali.
Il festival stesso sottolinea che la selezione è centrata su
opere “politicamente, culturalmente e socialmente rilevanti”
provenienti da prospettive globali. Fondato nel 2001
all’indomani delle stragi dell’11 settembre con l’obiettivo di
contribuire alla rinascita di Lower Manhattan, il Tribeca non è
mai stato destinato a diventare una nuova Cannes e neanche un
nuovo Sundance: oggi però, ormai entrato nella maturità, la
creatura di De Niro e Jane Rosenthal si è ricavato una nicchia
tutta sua.
Stavolta sono in calendario fino al 14 giugno ben 120 film
(di cui 45 anteprime mondiali) e numerosi programmi dedicati ai
cortometraggi distribuiti in svariate location in tutta la
città. La cantante premio Grammy Sara Bareilles, lontana dagli
studi di registrazione da diversi anni, tornerà protagonista in
un documentario che la segue mentre si riunisce con amici
musicisti in uno studio nello stato di New York per incidere un
nuovo album (Good Grief) le cui canzoni sono dedicate alla
perdita, al lutto, all’amore e alla speranza. E sempre in tema
musicale, Madonna presenterà un corto tratto dal nuovo album,
Confessions II, mentre Bruce Springsteen e Bono saliranno
assieme sul palco l’ultimo giorno del festival per la consegna
del premio Voices for Social Justice a The Boss, negli ultimi
mesi sulle barricate anti Donald Trump con il track Streets of
Minneapolis.
Tra i documentari, Jean Michel esaminerà la vita e l’impatto
del writer haitiano-americano Jean Michel Basquiat sulle arti:
tra i producer c’è Travis Kelce, il campione di football che sta
per sposare Taylor Swift. In competizione tra i documentari è
anche The Siege of Paradise dell’irlandese Gar O’Rourke che
punta i riflettori sull’invasione di influencer e TikTokers nel
“paradiso” delle Cinque Terre.
Julian Schnabel porterà al Tribeca In the Hands of Dante
presentato fuori concorso a Venezia mentre, tra i film
internazionali, Dreams of Violets dell’iraniano-americano Ash
Koosha sulle proteste a Teheran, è stato girato interamente con
l’intelligenza artificiale. Il Tribeca ha un passato di aver
trasformato cineasti esordienti come Nia DaCosta, Damien
Chazelle e i Daniels (Daniel Kwan/Daniel Scheinert) in
protagonisti di Hollywood: quest’anno sono 55 i registi
esordienti che sperano di seguirne l’esempio.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA



