Chiuso il cerchio sui presunti
autori materiali della strage dei quattro braccianti bruciati
vivi ad Amendolara, la Procura della Repubblica di Castrovillari
che coordina le indagini della Squadra mobile di Cosenza, punta
adesso a stabilire quale sia stato il movente ma non solo. Gli
accertamenti, infatti, tendono anche a chiarire quale sia il
contesto lavorativo nel quale è maturato il quadruplice omicidio
e il ruolo svolto dai due indagati, Safeer Ahmed e Ali Raza,
31enni pachistani.
In particolare, secondo quanto si è appreso, gli inquirenti
intendono verificare quali fossero i rapporti di lavoro di
vittime e indagati con le aziende di Scanzano (Potenza) dove
avevano lavorato nelle ultime settimane per la raccolta delle
fragole e se tutto fosse in regola. Inoltre, più in generale,
l’attenzione è puntata sul fenomeno del caporalato, per
stabilire se questi lavoratori fossero indirizzati alle imprese
da soggetti che li “gestivano” o se pure i contatti erano
diretti.
Al riguardo gli investigatori stanno anche cercando di
chiarire il ruolo degli imputati per stabilire se fossero veri e
propri caporali – ed eventualmente al servizio di chi – o se
pure fossero anche loro braccianti che però sfruttavano una
presenza sul territorio italiano più lunga e la disponibilità di
un mezzo per farsi pagare il trasporto da chi, invece, non aveva
come muoversi. Sembrerebbe, infatti, che il minivan all’interno
del quale sono stati uccisi il pachistano Waseem Khan, di 29
anni, e gli afghani pashtun Amin Fazal Khogjani (28), Ullah
Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27), fosse di proprietà di uno
dei due fermati.
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