Ascolta la versione audio dell’articoloEvitare schemi prevedibili e formule narrative già battute. Il verdetto dell’ottantesimo Premio Strega, a strettissimo giro, ha già prodotto un dibattito acceso, specie rispetto ai lettori che non sarebbero in grado di distinguere tra pregiate sofisticazioni letterarie e strategie autoriali di compiacimento stilistico, alias mera maniera. Ieri sera, al Teatro Romano di Benevento e con la conduzione di Stefano Coletta, è stata annunciata la sestina finalista; poiché oltre i primi cinque romanzi designati, grazie all’articolo 7 del regolamento vigente, il titolo pubblicato da un editore medio-piccolo ha il diritto di essere incluso nel secondo turno di votazioni. Pertanto, la presidente Melania G. Mazzucco ha proclamato: “I convitati di pietra” (Einaudi) di Michele Mari con duecentottanta voti; “Platone. Una storia d’amore” (Feltrinelli) di Matteo Nucci con duecentoquarantadue voti; “La sonnambula” (Bompiani) di Bianca Pitzorno con centonovantacinque voti; “Donnaregina” (Mondadori) di Teresa Ciabatti con centottantaquattro voti; “Lo sbilico” (Einaudi) di Alcide Pierantozzi con centosettanta voti; “Vedove di Camus” (L’orma) di Elena Rui con centosessanatre voti. A partire da favorita è l’opera di Mari, quella più “stregabile” di tutte. L’autore è arrivato sul palco dopo decenni di riconoscimenti critici, ma senza avere mai conquistato quello più ambito, il liquore dorato. D’altronde, ne “I convitati di pietra” condensa diversi suoi cavalli di battaglia, compreso il rapporto ossessivo con la letteratura stessa. Se i suoi fautori scorgono tra le righe il coronamento di una carriera, i contrari tendono a identificarlo con un’élite intellettuale, a considerarlo uno “scrittore per scrittori”.L’immancabile Strega TourI cinque finalisti cominceranno subito lo Strega Tour: diciannove tappe in tutta Italia più una all’estero, quest’anno in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, rafforzando così il dialogo tra i due paesi in vista della partecipazione dell’Italia quale ospite d’onore alla Feria Internacional del Libro di Guadalajara (FIL) il prossimo dicembre. La prima tappa apparsa pubblicamente è quella di giovedì 11, nell’ex caserma dei carabinieri di Quartu Sant’Elena, in Sardegna, dove il tour paglierino ha trovato casa e torna per il secondo anno. Se a introdurre la serata organizzata da Argonautilus sarà Eleonora Carta, la conduzione spetterà a Fabio Canino. La proclamazione del vincitore assoluto, invece, si terrà l’8 luglio in Piazza del Campidoglio, con la conduzione di Pino Strabioli e Gloria Campaner.Loading…La poesia non salverà il mondo“Sapessi almeno scriver dei bei versi, / un po’ troppo sonori, anche un po’ vani, / nulla più che una musica all’orecchio, / come piacciono i versi agli italiani”, sferzava leggero un Saba trentenne. Tuttavia la giuria dello Strega ha premiato una poesia che si spinge sulla soglia della crisi attuale, che rinuncia al canto confessionale e ai “bei versi” tout court per sopravvivere dentro un mondo alterato; persino quando compaiono il mito e il fantastico, servono ai poeti per rimarcare l’instabilità del presente. Allo scorso Salone del Libro di Torino, tra le centotrentotto opere candidate, sono state rivelate le cinque finaliste: “Procne Machine” (Einaudi) di Carmen Gallo, “Godzilla e altre poesie” (Guanda) di Federico Italiano, “Maniere nere” (Mondadori) di Isabella Leardini, “La linea spezzata” (Donzelli) di Fabrizio Lombardo, “Faldone” (Il Saggiatore) di Vincenzo Ostuni.Il tempo degli orroriLe motivazioni del comitato scientifico hanno privilegiato la dimensione teorica dei testi e la loro architettura, anche stilisticamente. Dalle radiazioni di Chernobyl ai fantasmi acquatici di Shakespeare, la poesia è stata trattata come un organismo complesso quanto necessario per misurare la realtà, che non teme di indicare concettualmente il male né di piegarsi a una lingua divisiva; come un sistema di pensiero capace di andare oltre le singole voci, avrebbe detto Cortellessa, per applicare un ritmo coerente a un tempo ferino da interiorizzare.


