“Le vicende di questi giorni,
dalle drammatiche immagini provenienti da Ceuta alle crescenti
tensioni che attraversano le frontiere d’Europa, ci ricordano
che non possiamo abituarci a una politica che, in nome di un
presunto disumano ragionevole, consideri le persone semplici
strumenti di pressione geopolitica”. Lo dichiara l’arcivescovo
di Bari-Bitonto, monsignor Giuseppe Satriano, al termine della
quattro giorni dell’incontro nazionale ‘Orizzonti Mediterranei’
organizzato dalle presidenze diocesane e dalle delegazioni
regionali dell’Azione Cattolica Italiana, che si è concluso oggi
a Bari. “Sono stati giorni di ascolto, di confronto e di
fraternità – dice Satriano – che hanno confermato il
Mediterraneo non come un confine che divide, ma come uno spazio
di incontro nel quale il Vangelo continua a interrogare la
storia”.
“Il ricatto esercitato attraverso il controllo dei flussi
migratori – continua l’arcivescovo di Bari – rivela tutta la
fragilità di un modello che rischia di sacrificare la dignità
umana agli equilibri del potere”, ricordando che un migrante
“non è un peso da sopportare, ma una possibilità di crescita
umana, culturale e spirituale”, perché “ogni volto custodisce
una storia, ogni storia una speranza che chiede di essere
riconosciuta”.
“La questione migratoria – continua – non può essere
affrontata soltanto come un problema di sicurezza o di gestione
dei confini”, in quanto “interpella la coscienza dell’Europa e
domanda politiche nuove, lungimiranti e condivise, capaci di
coniugare legalità, accoglienza, cooperazione internazionale e
sviluppo dei popoli”. “Da Bari – aggiunge l’arcivescovo –
desideriamo rilanciare un appello perché il mare torni a essere
luogo di comunione e non di morte, di cooperazione e non di
contrapposizione”.
“La pace, la giustizia e la fraternità non nasceranno
dall’innalzare muri sempre più alti, ma dal costruire relazioni
più vere e responsabili”, conclude Satriano sottolineando il
“contributo che la Chiesa desidera offrire al nostro tempo”,
ovvero “custodire la dignità di ogni persona e alimentare la
speranza di un Mediterraneo finalmente riconciliato, dove
nessuno sia straniero e tutti possano sentirsi fratelli”.
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