Un detenuto nigeriano di 32 anni
è morto in ospedale a Cagliari dopo aver tentato di togliersi la
vita in una cella del carcere di Uta (Cagliari).
L’episodio è avvenuto ieri sera. Il giovane è stato rianimato
dai medici del carcere cagliaritano e trasportato in ospedale
dove questa mattina il suo cuore ha smesso di battere.
Sul caso è intervenuta la garante regionale delle persone
private della libertà personale, Irene Testa, che proprio di
recente aveva incontrato il detenuto: “Qualche giorno fa lo
avevo incontrato. Ieri ho riletto gli appunti di quel colloquio:
aveva riferito di aver sospeso l’antipsicotico – ricorda Testa –
Fa male. E fa rabbia. Fa rabbia l’indifferenza della politica,
che da decenni non riesce a trovare risposte concrete. Invece di
investire nella salute mentale, nelle cure e nelle strutture
adeguate, troppo spesso si preferisce chiudere le persone dentro
una cella, come se bastasse nascondere il problema perché smetta
di esistere”.
Anche l’associazione Socialismo Diritti Riforme torna a
parlare dei problemi delle carceri sarde e in particolare
dell’istituto di Uta. “I tentativi di suicidio e gli atti di
grave autolesionismo – sottolinea la presidente Maria Grazia
Caligaris – generano sconforto in chi conosce la realtà
quotidiana del carcere. Anche se vengono segnalati costantemente
sembrano lasciare purtroppo indifferente chi potrebbe
intervenire per cambiare la situazione”. A creare particolari
problemi la carenza di personale, “resa ancora più grave dal
crescente numero di persone che varcano il cancello della Casa
Circondariale. Non bastano più provvedimenti tampone. Occorre
procedere con il numero chiuso regolamentare e promuovere con
provvedimenti di clemenza”.
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