Albert Serra aveva iniziato a collaborare con Ingrid Caven a teatro con “Liberté” nel 2018 (dove era presente anche un altro nome celebre come Helmut Berger) e poi per questo concerto dedicato alla vita dell’attrice, un’autobiografia musicale diventata un album nel 2025 e ora un film a tutti gli effetti.Sixteen Moments of My LifeUn film performance in cui si mescolano le artiCome in “Pomeriggi di solitudine”, Serra si concentra sulla performance dell’artista in scena, senza di fatto mai inquadrare il pubblico che la osserva. Seguendo una linea poetica presente in molte sue pellicole precedenti, l’autore si concentra molto sul corpo, sul gesto attoriale e su una scenografia in cui si mescolano colori e luci dal sapore fortemente simbolico.Complesso dialogo tra cinema e teatroIn questo complesso dialogo tra cinema e teatro non c’è la forza della maggior parte dei film di Serra e il rischio di trovarsi di fronte una visione troppo statica e poco appagante è più che concreto, seppur si riescano a sentire lo stile e la passione del grande regista posizionato dietro la macchina da presa, che in questo caso ha davvero voluto tributare un sentito omaggio non solo a Ingrid Caven, ma anche al senso dell’atto performativo che sta occupando un ruolo sempre più importante all’interno del suo cinema.Violence du corps de l’autreNobody’s ViolenceIl tema del corpo è stato anche protagonista di diversi film presentati in concorso a Locarno e tra questi c’è sicuramente “Nobody’s Violence”, il nuovo lungometraggio di Denis Côté.Regista canadese che si è sempre mosso tra cinema documentario (da ricordare “Bestiaire” e “Ta peau si lisse”) e di finzione (spesso con buoni risultati: pensiamo a “Curling” o “Ghost Town Anthology”), Côté è sempre stato autore di un cinema scomodo, anticonvenzionale, capace di far discutere e di dividere e non fa eccezione, fin dalla trama, questa sua nuova pellicola.


