Il cinema protagonista Oltre ai personaggi principali, è certamente il cinema il grande protagonista di questo lungometraggio: è la passione che muove sia Sanghee sia il suo patrigno, ma è anche attraverso i giochi di sguardi – tra la videocamera e le figure umane – che si sviluppano alcuni degli aspetti più interessanti di una pellicola che, per chi conosce il cinema di Hong Sang-soo, può indubbiamente sapere di già visto: però, nonostante ci siano dinamiche a cui il regista ci ha ampiamente abituati, in “Nowhere to Lay My Eyes” si apprezza la grande capacità di descrivere con estrema credibilità i rapporti famigliari, tra momenti di puro affetto e altri di gravi difficoltà di comunicazione.Non è un caso che in questo film si discuta tanto su temi estremamente futili (spesso nei dialoghi a tavola), quanto su argomenti delicatissimi, come l’eternità o la necessità di provare a essere felici. Anche questa è una delle cifre stilistiche più interessanti del cinema dell’autore che da sempre guarda al minimalismo di certi registi europei, Éric Rohmer su tutti.Piccola curiosità: il regista ha rivelato che lui e la troupe sono stati sull’isola di Jeju, luogo famoso per il suo clima imprevedibile, per dieci giorni e hanno girato questo film soltanto in sei.Far From the Trees All’interno del Concorso Internazionale è stato presentato anche “Far From the Trees” della regista catalana Meritxell Colell Aparicio.La trama ruota attorno al personaggio di Adela, sound designer messicana, che viaggia dalla giungla alle Ande peruviane insieme a Lucho, guida e interprete. Seguendo le orme del nonno, un repubblicano esiliato in Messico, tesse una mappa sonora delle lingue a rischio di estinzione. Quando la paura della morte irrompe, la realtà si scompone e il viaggio si trasforma in un percorso intimo alle prese con memoria, dolore, sradicamento e identità.


