Sono 2.532 gli ettari di
territorio bruciati in Abruzzo tra il 15 giugno e il 15 agosto
2026, pari a 3.546 campi da calcio. È il dato aggiornato diffuso
da Legambiente nel report Italia in Fumo. Sono 13 gli incendi
registrati in regione, ma il bilancio è ancora in aggiornamento.
A livello nazionale, nello stesso periodo, sono andati a fuoco
90.300 ettari.
Particolarmente colpite sono state le aree naturali protette,
dal Parco nazionale della Majella al Parco regionale Sirente
Velino, fino al Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Tra
gli episodi più gravi, l’incendio del Monte Morrone, nel cuore
della Majella, e quelli che hanno interessato Lucoli e Rocca di
Cambio, nel Sirente Velino, e la pineta nella Valle del
Giovenco, vicino a Bisegna.
“Le fiamme rappresentano una nuova ferita al cuore
naturalistico degli Appennini e dell’Italia”, dichiarano Antonio
Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente,
e Donatella Pavone, direttrice di Legambiente Abruzzo.
L’associazione chiede che venga fatta piena luce sugli incendi e
che siano rafforzati controlli, monitoraggi e sanzioni penali
contro chi appicca i roghi.
Legambiente sollecita inoltre la Regione Abruzzo a rafforzare
la gestione forestale sostenibile del proprio patrimonio, che
conta oltre 475 mila ettari di foreste, pari al 44% del
territorio regionale.
Dall’Abruzzo l’associazione rilancia infine l’appello al
Governo per rafforzare la prevenzione a livello nazionale: piena
applicazione della legge sugli incendi boschivi, monitoraggi
capillari, aggiornamento del catasto delle aree percorse dal
fuoco e maggiore coordinamento della Protezione civile.
Legambiente chiede anche un sistema nazionale trasparente,
sul modello europeo EFFIS/Copernicus, con dati aggiornati su
incendi, danni e costi di spegnimento e prevenzione.
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