“Le uniche certezze che abbiamo
sono quelle sulla ricina. Sulla base di queste non sono in grado
di dire se l’esposizione sia stata accidentale o volontaria”. Lo
ha detto all’ANSA l’esperto Carlo Locatelli, direttore del
Centro Antiveleni ‘Maugeri’ di Pavia, dove era stata individuata
la ricina come causa della morte di due donne, madre e figlia,
Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, nello scorso dicembre a
Pietracatella.
“Non siamo investigatori, facciamo i medici. Non sappiamo
cosa abbiano in mano gli inquirenti”, aggiunge Locatelli,
tornando sulle sue precedenti dichiarazioni dopo il clamore
suscitato dall’ipotesi dell’avvelenamento accidentale.
Secondo Locatelli, inoltre, il veleno non è stato né
iniettato né inalato: “Per me rimane solo l’ingestione”. Il
professore parla anche della collaborazione con gli esperti del
Robert Koch Institute di Berlino, impegnati nelle analisi di
alimenti e reperti prelevati nella casa della famiglia Di Vita.
“È una collaborazione importante”, dice, spiegando che gli
esperti tedeschi hanno competenze soprattutto nelle analisi
ambientali e investigative, mentre il Centro Antiveleni di Pavia
si occupa degli aspetti legati all’intossicazione nell’uomo.
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