L’incertezza sulla sugar tax,
l’imposta sulle bevande analcoliche in vigore da gennaio 2027
salvo un nuovo rinvio, blocca oltre 1 miliardo di euro di
investimenti nel settore. È quanto afferma Assobibe,
l’associazione di Confindustria che rappresenta i produttori di
bevande analcoliche in Italia, a poche settimane dall’avvio
della discussione sulla Legge di Bilancio e poco più di tre mesi
dall’entrata in vigore della tassa fissata a inizio 2027. Il
settore ha chiamato a raccolta forze politiche e imprese
all’evento “Investire nella crescita: perché superare la sugar
tax e nuove tasse”, un confronto per analizzare gli impatti
economico-sociali di una misura che rischia di alimentare
ulteriore incertezza per l’intera filiera e il suo indotto.
“Da quasi sette anni viviamo sotto la spada di Damocle di una
tassa mai davvero entrata in vigore – ha detto il presidente di
Assobibe, Giangiacomo Pierini – oltre un miliardo di
investimenti che le imprese potrebbero dedicare a
innovazione e occupazione sono bloccati. Il tempo per decidere è
arrivato: chiediamo alle istituzioni un impegno definitivo per
la cancellazione della sugar tax, non la sua nona proroga”. A
confermare la fondatezza di queste preoccupazioni sono i numeri.
L’introduzione della sugar tax comporterebbe un aumento della
fiscalità del 28% su ogni litro prodotto, con una contrazione
delle vendite, secondo le stime di Nomisma, del 16% nel biennio
successivo alla sua entrata in vigore. Un effetto che si
tradurrebbe in un taglio del fatturato del 10% e in un valo di
attività e investimenti del 12%. A risentirne sarebbe anche
l’indotto, con un calo negli acquisti di materie prime superiore
a 400 milioni di euro, mentre sul fronte occupazionale sarebbero
a rischio oltre 5mila posti di lavoro. Un paradosso si
registrerebbe inoltre sul fronte fiscale: a fronte del nuovo
prelievo, il mancato gettito Iva legato al calo dei consumi
arriverebbe a 275 milioni, ridimensionando in parte l’obiettivo
stesso della misura.
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