Trasfigurare la vita, tutta, nella sua interezza, in opera d’arte. Questo è il sogno dell’arte d’avanguardia del Novecento. Questa è la tragica aspirazione che ha indotto l’artista austriaco Otto Muehl (1925-2013), uno dei protagonisti dell’Azionismo Viennese, a rifiutare con radicalità ogni forma di “discriminazione” estetica. Il suo auspicio più profondo ed estremo, “gridato” con la forza delle sue immagini, era infatti: che tutto quanto divenga arte! E così ogni confine fra realtà e immaginazione creativa, lecito e proibito, è stato disintegrato nel suo gesto artistico, fino a toccare l’abisso dell’animo umano e a ideare un sistema comunitario in cui la ricerca utopica è sfociata nel crimine.Chiedilo al SoleDomande di approfondimento generate da 24Ore AIAll’artista è stata recentemente dedicata, a Vienna, una mostra coraggiosa, intitolata “OTTO MUEHL: Kunst am Abgrund” (OTTO MUEHL: l’arte sull’orlo dell’abisso). Allestita presso il Wiener Aktionismus Museum (WAM), impegnato nella ricerca e divulgazione sul controverso movimento artistico degli anni ’60, che, dal centro della Mitteleuropa, ha anticipato correnti internazionali come la Body Art e Fluxus, la mostra affronta con acribia critica gli sviluppi della proteiforme arte di Muehl.Loading…Anni ’60Molto spazio è dedicato ai suoi lavori degli anni ’60 – probabilmente il vertice estetico del suo slancio di rottura. Da un lato, l’indagine delle “topografie della distruzione”: le nuove concrezioni simboliche sorte nel paesaggio devastato del Novecento, che Muehl aveva conosciuto anche come soldato nella Seconda guerra mondiale. Nascono così installazioni composite di cemento, carta e rifiuti, insieme alle ipermateriche tele monocrome: un’arte che, nelle parole dell’artista, è “monito sull’abisso che incombe su tutti noi”. Dall’altro lato, la mostra documenta fotograficamente le performance azioniste, nelle quali i temi della corporeità, della sessualità e della critica all’ordine borghese vengono intensificati fino a prefigurare un oltrepassamento della stessa soggettività umana: l’individuo viene annichilito, diventa materia artistica, il suo corpo assurge a superficie pittorica, il suo volto scompare. Dopo la “morte di Dio” (Nietzsche) giunge, inevitabilmente, la “morte dell’uomo” (Foucault). È impossibile, infatti, comprendere l’estetica di Muehl fuori dall’avvento del nichilismo. Dapprima percepito tragicamente, il nichilismo viene successivamente vissuto in modo attivo: come grimaldello per decostruire la modernità occidentale e affermare una nuova visione del mondo, incentrata sul “reincantamento” della materia, che in molte opere viene di fatto “mitizzata”. Ecco, allora, emergere l’iconografia del mito di Leda e il cigno nel ciclo azionista o, molti anni dopo, quella del dio Bacco, patrono orgiastico di un paganesimo della carne e degli istinti, nonché alter ego dell’artista.La rivoluzione artistica auspicata da Muehl si snoda nelle altre fasi documentate nella mostra – dalle caricature degli uomini di potere, in stile Pop Art, al ritorno a una pittura variopinta e selvaggia negli anni ’80 – e incontra una svolta decisiva nel progetto della Comune, istituita a partire dal 1970 a Vienna (in Praterstraße), e poi trasferita a Friedrichshof. Concepita come un progetto terapeutico e pedagogico di liberazione dell’individuo dai pregiudizi morali e dai vincoli sociali borghesi – la famiglia nucleare in primis –, sulla scorta di una rilettura delle teorie di Sigmund Freud e Wilhelm Reich, la AAO (Organizzazione per l’azione analitica) è l’ultimo tentativo, da parte di Muehl, di rimanere fedele all’ideale dell’Arte/Vita.L’arte proteiforme e abissale di Otto Muehl in mostra a ViennaPhotogallery12 fotoVisualizzaIl film Meine keine Familie (2012)È lui stesso a illustrare – come riportato nel film Meine keine Familie (2012) – il suo manifesto estetico: i membri della Comune vivono dentro un’opera d’arte che sono loro stessi a comporre, essa “differisce del tutto da ogni precedente forma artistica perché è un’arte veramente rivoluzionaria, perché è arte realmente viva. È il primo esempio, nel mondo intero, di un’arte vivente. Qui la definizione di storia dell’arte si espande in una dimensione globale, sul piano temporale e spaziale, si espande al massimo. (…) Il mondo intero è il materiale cui dare forma creativamente”.


