(di Francesco Gallo)
ANTONIO D’OLIVO, LA PIPA DEL
PROFESSORE VERDERAME (Gaspari editore, pp. 270 E.19.50).
Una noir-political-story molto romana e ad alto valore di
ottani, quello delle auto sfreccianti piene di cavalli motore,
dove tra palazzi d’epoca e vicoli storici si agita un’umanità
grottesca tra spie, misteri e complotti politici all’ombra di
Raymond Chandler ed Orson Wells.
Così ‘La pipa del professor Verderame’ (Gaspari Editore, pp. E.)
a firma di Antonio D’Olivo, giornalista e critico
cinematografico al suo primo romanzo.
Ci troviamo appunto in una Roma declinata al fantasy con
personaggi in preda a inquietudini e psicofarmaci e dai nomi
fumettistici, partendo da uno dei suoi protagonisti, Filippo
Luigi Verderame. Di scena un’umanità sempre in movimento con le
auto sempre lucide: si va dall’Mg verde inglese anni Sessanta,
alle Volvo superblindate, dalle Bmw piene di cavalli alle
Bentley piene di fascino inglese, tutte auto che ovviamente
amano sparire velocemente dietro il fumo del loro scarico. E
ancora, come si legge nel risvolto di copertina, in questo noir
capitolino sincopato si trovano: “scrittori, giornalisti,
poliziotti, agenti segreti, spie, guardie del corpo, passanti,
terroristi, uomini politici, autisti, baristi, un mendicante,
psicofarmaci e un gatto di nome Marlowe”.
Al centro di tutto, il misterioso professor Filippo Andrea
Verderame e la sua pipa, una sorta di Citizen Kane editore e
direttore di una losca agenzia che manovra le notizie e le
fornisce ai potenti della politica o che utilizza come un’arma
verso i nemici. E questo in un’Italia contemporanea, ma che
sembra quella del Sessantotto alle prese con attentati
terroristici che potrebbero cambiare tutto.
Ora quest’uomo di potere dietro le quinte è una sorta di
Gambardella sorrentiniano che vuole non solo raccontare la
storia, ma determinarla. Essendo poi un uomo che conosce bene le
cose della mondo non si fida di nessuno, compresa la sua
bellissima sorella Francesca, che così fa pedinare da Giorgio
Elioni ex agente dei servizi segreti, un simil Marlowe in preda
alle sue angosce e dolente quanto basta, capace di incassare
pugni con estrema disinvoltura.
È lui in realtà la voce narrante di ‘La pipa del professor
Verderame’ nato, come d’altronde gli altri protagonisti del
romanzo, dalla matita di D’Olivo che prima di scrivere ha
disegnato uno ad uno i suoi personaggi principali, un vezzo alla
Fellini.
“Ho passato le mie estati, quando ero ancora giovane, ad
imparare a disegnare quindi ho creato la loro immagine per poi
arrivare a stendere un breve racconto che successivamente è
evoluto al punto da diventare questo romanzo” dice D’Olivo.
E questa politica per niente limpida? “Penso – dice – che ci
sia sempre un sottobosco, qualcosa di nascosto, qualcosa che non
viene detto, cose che vengono tenute segrete, oltre che
manipolate. É questa in fondo la mission di Verderame:
controllare la storia”.
E il titolo? “Nasce dal mio amore per la natura e
l’architettura. In fondo sono architetto come mio padre
(Marcello D’Olivo noto architetto, urbanista e pittore italiano)
e quindi ho unito queste due cose, dopotutto lui ha fatto
diverse cose coperte di rame, che poi sono diventate verdi con
gli anni”.
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