A oltre 50 anni dalla censura che
le impedì di essere esposta all’undicesima Biennale di San
Paolo, per cui era stata realizzata, la monumentale opera
‘Omaggio all’America Latina’ (1971) di Emilio Scanavino e Alik
Cavaliere viene ‘riattivata’ alla Milano Art Week, il prossimo
14 aprile alla Fondazione Scanavino, grazie alla performance
“Homage to Latin America – Veiling” di Regina José Galindo, tra
le figure più radicali e riconosciute dell’arte contemporanea
internazionale.
Realizzata nel 1971 in un contesto segnato dalla dittatura
militare brasiliana, ‘Omaggio all’America Latina’ si presenta
come una grande parete, suddivisa in riquadri, che reca i nomi
di martiri per la libertà del continente latinoamericano. Le
superfici pittoriche di Scanavino dialogano con “i grovigli
vegetal bronzei” di Cavaliere che si protendono nello spazio
come presenze organiche, nodose, resistenti. Un’opera che si
assume la responsabilità di nominare la violenza della storia e
che per questo venne ritirata prima dell’inaugurazione, esclusa
dal catalogo, trasformandosi in uno dei casi più emblematici di
censura nell’arte italiana del dopoguerra.
Il caso diventò oggetto di interrogazioni parlamentari e di
un ampio dibattito. Fu presentata nel 1972 alla Galleria De’
Foscherari di Bologna con il titolo esplicito “Censura a San
Paolo” e poi nel marzo 1974 in un presidio antifascista
all’Università Statale di Milano, dove Giorgio Gaber si esibì
con l’opera come fondale. Negli anni successivi fu esposta in
importanti rassegne dedicate al tema della resistenza e
dell’impegno civile, poi concessa in comodato al Museo della
Permanente di Milano (2004-2014) e al Mart di Rovereto
(2014-2019).
Oggi, nel contesto della settimana milanese dell’arte,
l’opera viene riletta come paradigma di un’arte che non arretra
davanti al reale. La performance di Regina José Galindo è
infatti il cuore concettuale dell’intero progetto, con l’artista
guatemalteca che rende il corpo contemporaneo luogo di
continuità tra quelle ferite e le tensioni del presente. I nomi
incisi nel 1971 incontrano così le migrazioni, le
disuguaglianze, le violenze politiche che ancora attraversano il
mondo globale, trasformando il monumento in gesto vivo.
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