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Affondo di Meloni sui giudici: ‘Ci impediscono di governare’

di Redazione Corriere Politico
09/03/2026
in Politica, Primo Piano
Affondo di Meloni sui giudici: ‘Ci impediscono di governare’

La premier Giorgia Meloni scende in campo per lo sprint finale in vista del referendum sulla giustizia. In un’intervista a Rete4 torna ad attaccare frontalmente i giudici e lancia un appello diretto ai cittadini: “votate sì, stavolta serve il vostro contributo se vogliamo modernizzare l’Italia”. La presidente del Consiglio lega l’invito al voto a un duro affondo nei confronti dell’attività della magistratura. “Se noi non prendiamo questa occasione, – spiega – non ne avremo altre e temo che le decisioni alle quali assisteremo potrebbero essere ancora più surreali di quelle che abbiamo visto finora”. La premier è “convinta che la riforma interviene anche su materie come sicurezza e immigrazione”. E da qui parte l’offensiva.
Cita “le devastazioni dei centri sociali a Roma e a Torino”, dove “non c’è stato nessun seguito giudiziario”. E sulla seconda materia, aggiunge: “non devo ricordare le continue interpretazioni forzate delle norme per impedirci di governare il fenomeno dell’immigrazione”. Meloni parla di “meccanismo inceppato” da “moltissimi casi” in cui giudici frenerebbero l’applicazione delle leggi volute dall’esecutivo. L’ultimo, quello di “un altro immigrato stupratore di minore, un pedofilo”, per il quale le toghe “non hanno convalidato il trattenimento in Albania”. E poi il caso della famiglia nel bosco, per cui la premier parla di “letture ideologiche” da parte della magistratura. Infine, un passaggio sul caso Tortora e sui giudici che fanno carriera nonostante gli errori. “Qui si dice che bisogna votare no per dare un segnale al governo, però a me i cittadini possono tranquillamente cacciare fra un anno se vogliono perché io se sbaglio, pago”, incalza. Rifiutando di legare il voto alle sorti dell’esecutivo.
La premier in serata scioglie anche le riserve sulla sua presenza all’evento di FdI in programma il 12 marzo a Milano. E cambia marcia in direzione del 22 e 23 marzo. Proprio nel giorno di un’altra discesa in campo, quella di Marina Berlusconi. Che sceglie la “terra degli infedeli”, come lei stessa definisce le pagine di Repubblica, per un intervento netto sul referendum. La primogenita del Cav scrive una lettera al quotidiano per una “riflessione pacata” sulle ragioni del suo sì. E per un appello bipartisan affinché il voto “si liberi dalla gabbie ideologiche in cui appare sempre più rinchiuso”. Parole che i suoi più vicini leggono come un invito diretto a entrambi gli schieramenti impegnati da settimane in una campagna dai toni infuocati. Anche se la tensione non accenna a diminuire, la giustizia, per l’imprenditrice, “dovrebbe essere un patrimonio comune, non una logora bandiera identitaria da sventolare contro l’avversario politico”. Da qui, l’esortazione ad abbandonare le “contrapposizioni polarizzate” e l’alert sul rischio “di votare più con la pancia che con la testa”.
Dopo l’intervista al Corriere della Sera di febbraio, per Marina Berlusconi è il secondo intervento in materia di giustizia a ridosso dell’appuntamento referendario. E non si esclude che la presidente di Fininvest possa tornare a far sentire la sua voce nelle ultime battute della campagna, magari anche in una forma diversa dalle ultime uscite sulla carta stampata. Intanto, l’imprenditrice – che riceve il plauso degli azzurri – entra nel merito e tiene a precisare che le sue posizioni “non hanno nulla a che fare” né con il suo orientamento politico, né con il suo cognome. Dopo che la stessa Forza Italia aveva portato in piazza l’effige di Silvio Berlusconi per festeggiare l’ok definitivo alla riforma, la primogenita puntualizza: “se dovesse vincere il sì, non si tratterà di una vittoria del governo o di Forza Italia, né di una vittoria postuma di mio padre, penso semplicemente che sarà una grande vittoria degli italiani”. Intanto, un nuovo scontro riaccende la tensione sulla consultazione ormai alle porte. Il rettore Montanari sui social cita La Russa insieme alla premier e a diversi ministri del governo, e affonda: “comprereste una Costituzione usata e manomessa da questi banditi? Io no ed è per questo che voto no”. Dura la replica del presidente del Senato, che lancia l’invito “ultimativo a scusarsi prima di dover fare ricorso alle vie giudiziarie”. Ma la controreplica dell’accademico è netta: “è grave che la seconda carica dello Stato minacci un cittadino per un’opinione liberamente espressa”. Mentre dalle opposizioni, si leva un coro di protesta per le dichiarazioni della premier: “sono la fiera dell’assurdo e dell’arroganza al potere”.    

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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