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Home Cultura

All’asta a Milano manoscritto ritrovato di Ippolita Sforza

di Redazione Corriere Politico
23/02/2026
in Cultura
All’asta a Milano manoscritto ritrovato di Ippolita Sforza

Mercoledì 25 febbraio Il Ponte Casa d’Aste, nella sede di Palazzo Crivelli (via Pontaccio 12) a Milano, presenterà un ritrovamento straordinario: un manoscritto appartenuto alla dote di Ippolita Maria Sforza (1445-1488). Raffinato codice miniato contenente la trascrizione della prima decade dell’Ab Urbe condita di Tito Livio, stimato 280.000 e 350.000 euro, riaffiora dopo secoli, offrendo l’occasione unica di valorizzare un importante patrimonio del Rinascimento lombardo, così come di ricordare e approfondire una mecenate di grande cultura proprio nell’anno in cui Milano celebra la sua storia, la sua grandezza e il suo slancio verso il futuro.

Una scoperta di eccezionale rilevanza, se si considera che la maggior parte dei volumi che la principessa portò con sé dal Castello Sforzesco a Napoli, in occasione del suo matrimonio con Alfonso II d’Aragona nel 1465, è andata dispersa. Oggi ne sono noti con certezza solo tre. Eppure, questo manoscritto emerge dal silenzio del tempo come testimone privilegiato di una delle biblioteche principesche più ricche e raffinate del Quattrocento, preziosa documentazione della formazione e sensibilità umanistica di una donna tra le più colte del suo tempo. Alla giovane Sforza non mancò infatti un’educazione completa, pari a quella dei fratelli maschi: eccelleva nell’arte della falconeria e approfondì latino, francese, spagnolo e le basi del greco, un percorso formativo inconsueto per l’epoca. Ma Ippolita fu soprattutto una grande bibliofila: colta e appassionata, si guadagnò questa fama in un ambito che, anche nei secoli a venire, sarebbe rimasto quasi di esclusivo dominio maschile. Per lei i libri non erano meri oggetti di lusso o simboli di prestigio, ma strumenti vivi di conoscenza, bellezza e riflessione. Fin dalla giovinezza commissionò manoscritti miniati, guidata tanto dal contenuto quanto dall’arte che custodivano, e persino quando partì per Napoli volle portare con sé, accanto a gioielli e abiti sontuosi, numerosi volumi: autentiche testimonianze della sua passione e della sua indipendenza intellettuale. Accanto a Bibbie e testi devozionali, la sua biblioteca annoverava diversi classici della letteratura latina, importante riferimento culturale e morale per una donna del Quattrocento. Le opere di autori come Tito Livio, fonte inesauribile di esempi di virtù, diplomazia e buon governo, erano particolarmente amate a corte: non a caso, i suoi volumi ricorrono spesso negli inventari dei libri posseduti da Ippolita e da Alfonso d’Aragona. La principessa seppe mettere a frutto quelle letture: la sua finezza di pensiero e le doti diplomatiche emersero nei delicati equilibri politici tra Milano e Napoli, così come nelle complesse vicende della Congiura dei Pazzi. Grazie all’intelligenza e alla capacità di mediazione, si guadagnò la stima di Lorenzo de’ Medici, con cui intrecciò amicizia e collaborazione politica. In veste di procuratrice dei Medici, firmò il Trattato di Pace che pose fine alle tensioni seguite alla congiura, confermando la sua reputazione di donna colta e autorevole.

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