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Home Cultura

Asia Argento a Cannes, tra post colonialismo e incubo

di Redazione Corriere Politico
20/05/2026
in Cultura
Asia Argento a Cannes, tra post colonialismo e incubo

(dell’inviata Francesca Pierleoni)
Aver ereditato dal padre in
Venezuela una piantagione di cacao, con magione (cadente) di
famiglia annessa, non si rivela una fortuna ma l’inizio di un
incubo ad alta dose di decisioni sbagliate, contrasti e morti,
per la tormentata Caro, interpretata da Asia Argento (qui in uno
dei ruoli più intensi degli ultimi anni) in Death Has No Master
del venezuelano Jorge Thielen Armand, presentato in prima
mondiale nella Quinzaine des Cineastes al Festival di Cannes.

“Il cacao è un simbolo venezuelano – spiega il regista dopo il
debutto del film, coprodotto dall’Italia -. Da un lato, perché
era il principale prodotto d’esportazione del mio paese sotto
l’Impero spagnolo. Ma anche perché per me è un frutto molto
sensuale, nel senso che mescola geni diversi, rispetto alle
piante che lo circondano. E per me, racchiude proprio
possibilità e limiti”. La storia “mostra lo scontro tra classi
sociali, tra gli eredi proprietari e la popolazione indigena
insediatasi nella tenuta principale. E l’intera vicenda si
riassumerà in uno scontro puro e semplice che sfocerà nel
sangue. E’ una visione molto pessimistica della situazione del
Paese”.
   
Al centro della trama, c’è il ritorno in Venezuela
dell’inquieta Caro (Argento) per vendere la piantagione di cacao
del defunto padre Clemente. Scopre però che la villa di
famiglia, al centro della tenuta, è stata occupata dagli ex
dipendenti del genitore, guidati da Sonia (Dogreika Tova) che
rivendica parte della proprietà, sostenendo che suo figlio,
ancora bambino l’abbia avuto con Clemente. Caro, tra rabbia e
impotenza decide di chiedere aiuto all’ex avvocato del genitore,
Roque (Jorge Thielen Hedderich), una scelta che fa sprofondare
il confronto fra le due donne nella violenza.
Per il ruolo della
protagonista “ho scelto Asia d’istinto – spiega Armand – non
appena ho visto la sua foto. Qualcosa nei suoi occhi mi ha detto
che era lei la persona giusta. Ero anche molto interessato a ciò
che la sua personalità evoca, a chi è nella vita reale e a cosa
avrei potuto apportare al personaggio. Lei è venuta in Venezuela
con noi per un mese intero prima delle riprese, per avere il
tempo di conoscere gli spazi dove avremo girato. Ha imparato lo
spagnolo per questo ruolo. È stata una persona davvero speciale
con cui lavorare, una collaboratrice eccezionale”. Per il
regista, Asia Argento “ha dato molto al personaggio che è
ispirato a diverse donne che conosco e che ammiro. Io e Asia
abbiamo lavorato molto alla sceneggiatura. Durante il mese in
Venezuela, il suo personaggio ha preso, vita trasformandosi”.
L’obiettivo era “ritrarre una donna fuori dagli schemi: non ha
un lavoro, non sappiamo nemmeno da dove venga. Probabilmente non
ha una famiglia. Forse è un’emarginata o sta vivendo una sorta
di adolescenza prolungata. E’ un tipo di donna che non si vede
spesso al cinema “. Per il cineasta, il film “parla
dell’esperienza di essere cittadino venezuelano come l’ho
vissuta io. Per me, c’è una sorta di tradimento da parte della
classe politica, sia a livello nazionale che internazionale.
   
Un’assenza di giustizia che spinge le persone a farsi giustizia
da sole e crea una forma di violenza irreversibile che soffoca
il nostro Paese”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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