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Home Cultura

Berman e la “rivincita” dei Neoromantici

di Redazione Corriere Politico
27/02/2026
in Cultura

Ascolta la versione audio dell’articoloÈ scoccata l’ora dei neoromantici: Christian Berard, mago delle scenografie per Jean Cocteau è stato omaggiato dal Nouveau Musée National de Monaco nel 2022. Una magnifica esposizione curata da Patrick Mauriès al Musée Marmottan a Parigi nel 2023, metteva in evidenza il fascino di questa antiavanguardia che negli anni ’20-’30 aveva sviluppato una propria linea di ricerca fantastica. Nel momento delle sperimentazioni formali più ardite, questo gruppo (in cui spiccavano Eugene Berman e Pavel Čeličev) volle restare fedele a una visione magica del passato, portato come unica possibile chiave del racconto dell’arte.Medusa di BermanL’ immagine-simbolo prescelta era una magnifica Medusa di Berman. Oggi, dopo l’approfondito lavoro lo scorso anno di Monica Cardarelli al Museo di Civita Castellana, che conserva opere e la collezione archeologica dell’artista, è in corso al MART di Rovereto una ampia mostra che ha come sottotitolo Modern Classic (a cura di Ilaria Schiaffini, Peter Benson Miller con Denis Isaia e Sara De Angelis), che termina il 1 marzo. Si tratta della maggiore mai realizzata in Italia sull’artista russo d’origine, che fu a Roma nell’ultima parte dell’esistenza. L’ampio catalogo fa il punto su un itinerario esistenziale accidentato, che è soprattutto legato a una volontà precisa di resuscitare la sensazione del barocco nel moderno, con pitture assai elaborate, affini per certi aspetti all’arte di Fabrizio Clerici, che in Italia fu tra le figure più attente al mondo neoromantico su cui intervenne a più riprese, presentando Pavel Tchelitchev alla Galleria dell’Obelisco nel 1950 (le sue pagine sul tema si trovano nel volume degli Scritti, edite da poco da Electa, a cura di chi scrive, nell’esposizione compaiono i suoi ritratti firmati dai protagonisti del movimento). Berman ebbe inizialmente fortuna negli Stati Uniti, soprattutto nella dimensione del balletto, dell’opera, del teatro. Poi, dopo l’avvento della action painting venne emarginato insieme ai suoi sodali. Eppure, come scrive Cecil Beaton l’impatto di queste figure era stato assai importante per molti: in un testo del suo diario del 1932, dall’antologia da poco pubblicata da Neri Pozza con il titolo Molto dipendeva dal futuro, scrive di Pavel Čeličev: “all’inizio mi intimidiva, ma presto ha esercitato un’influenza quasi ipnotica su di me e, vittima del mio incantesimo, le mie fotografie sono diventate neoromantiche”. La mostra al MART parte dalla prima produzione realizzata a Parigi e in Italia, dove il punto di riferimento era Corot (opere come La fontana e Villa Adriana a Tivoli), prima dell’incontro fondamentale con Giorgio De Chirico, che cambia decisamente i suoi orizzonti. Un vento metafisico scuote i paesaggi di Promenade en val d’Enfer (1933) e di Statue mutilé (1933). La pittura reagisce la Storia trasformando le figure di derelitti nel deserto in Da Parigi, dove era arrivato dopo il primo conflitto, Berman arriva negli anni ’40 a New York e poi a Hollywood. Qui la sua tavolozza prende i colori accesi della California, si colora di rossi e arancioni violenti. Un viaggio in Messico lo porta a visioni più cupe, a scene che sono realistiche ma pervase di malinconia esistenziale. Al periodo statunitense risalgono tele magnifiche, come la misteriosa Offrande aux nuages (1940), che rappresenta un rituale segreto, o la drammatica Dido abandoned (1943), in cui compare la sua musa e modella preferita, la moglie Ona Munson, interprete la cui memoria è legata indelebilmente al cameo come Bella Waitling in Via col vento (1939), ma anche alla strepitosa interpretazione di Mother Gin Sling nell’iperbarocco Shanghai gesture di Josef von Sternberg (1941). L’attrice compare in molte delle sue tele, fino al suicidio nel 1955 a New York. Dal 1949 (prima personale alla Galleria dell’Obelisco a Roma) fu a lungo in Italia, finché si trasferì definitivamente nella capitale nel 1957. Notevolissima, nella mostra a Rovereto è la sezione dedicata al teatro, che per il mondo dei neoromantici fu sempre un territorio assai favorevole, anche quando la critica li attaccava per il loro essere fuori dalle correnti a loro contemporanee. Tra le tante produzioni sono memorabili le fantasie settecentesche: La serva padrona che allestì nel teatro di Asolo rimontato all’Università di Sarasota in Florida e il perfetto Così fan tutte che inaugurò la Piccola Scala nel 1956, per la direzione di Guido Cantelli.Loading…Eugene Berman, Modern Classic, Rovereto, MART, fino al primo di marzo

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