Presentato il protocollo “Ricomincio da me” con Doppia Difesa per favorire l’autonomia attraverso la formazione universitaria.
L’Università degli Studi Guglielmo Marconi e la Fondazione Doppia Difesa Onlus hanno unito le forze per un progetto di alto valore sociale. Durante l’incontro dedicato alla Giornata Internazionale della Donna, è stato presentato il protocollo d’intesa “Ricomincio da me”. Questa iniziativa prevede l’erogazione di borse di studio per donne vittime di violenza, destinate a corsi di laurea e master. L’obiettivo è promuovere percorsi concreti di autonomia, offrendo a chi ha subito abusi la possibilità di ricostruire la propria vita partendo dall’istruzione e dalla qualificazione professionale.
L’impatto delle borse di studio per donne vittime di violenza
Marco Belli, Direttore Generale Vicario di UniMarconi, ha aperto l’incontro sottolineando come la formazione sia un motore di rinascita potente. Spesso le vittime restano intrappolate in situazioni di pericolo a causa della dipendenza economica dal maltrattante. Per questo motivo, le borse di studio per donne vittime di violenza rappresentano uno strumento di libertà fondamentale. Attraverso l’accesso agevolato ai corsi universitari, le beneficiarie possono acquisire le competenze necessarie per entrare nel mondo del lavoro. Intanto, l’ateneo si impegna a garantire un ambiente inclusivo che favorisca il reinserimento sociale e professionale.
La collaborazione strategica con la Fondazione Doppia Difesa
Il confronto, moderato dal giornalista Massimo Martinelli, ha messo in luce l’importanza della prevenzione. L’avvocato Cristina Natale ha illustrato l’impegno quotidiano della Fondazione Doppia Difesa nel fornire assistenza legale e psicologica. La violenza non è solo fisica, ma può essere psicologica ed economica, consumandosi spesso all’interno delle mura domestiche. Tuttavia, grazie a questo nuovo protocollo, il sostegno non si ferma alla gestione dell’emergenza. Infatti, l’unione tra tutela legale e istruzione crea un percorso completo che porta verso la piena indipendenza personale.
Una testimonianza di rinascita e speranza concreta
Il momento più intenso dell’evento è stato il racconto della signora Assunta Maiorano. Oggi è iscritta al corso di laurea in Ingegneria proprio grazie al sostegno ricevuto. «Ricomincio da me – ha spiegato – è un esempio concreto di come il sostegno possa trasformarsi in una reale opportunità di futuro». La sua storia dimostra che le borse di studio per donne vittime di violenza funzionano come catalizzatori di cambiamento. Grazie a questa opportunità, il dolore del passato si trasforma in energia per il domani, permettendo a molte studentesse di guardare avanti con nuova fiducia.
Prevenzione e tutela dei minori nei contesti di abuso
Durante l’incontro sono intervenuti anche esperti come Francesco Urraro e il pubblico ministero Maria Perna. È stato ricordato che la violenza domestica coinvolge spesso minori che assistono agli abusi, con conseguenze durature. Per questo, promuovere le borse di studio per donne vittime di violenza significa anche tutelare il futuro dei più piccoli. Una madre che raggiunge l’autonomia economica offre ai propri figli un ambiente più sicuro e stabile. Quindi, la formazione universitaria diventa una barriera contro la trasmissione intergenerazionale della violenza, agendo sulla radice culturale del fenomeno.
La dimensione culturale e il ruolo della formazione
La psicologa Grazia Stocchino ha approfondito la dimensione psicologica dei percorsi di uscita dal trauma. Parallelamente, l’importanza dell’informazione nei contesti educativi è diventata una priorità assoluta per l’ateneo. Il progetto coinvolge sempre più spesso giovanissime che necessitano di strumenti per riconoscere i primi segnali di abuso. Mentre la formazione accademica procede, la sensibilizzazione deve camminare di pari passo. Le borse di studio per donne vittime di violenza sono dunque parte di una strategia più ampia che punta a sradicare la cultura del possesso e della sopraffazione.
Un simbolo per non dimenticare: l’opera Loud
A chiudere l’incontro è stata la donazione dell’opera “Loud”, realizzata dall’interior designer Giorgiana Velluti. Si tratta di una sedia simbolica dedicata alla memoria di chi non ha avuto voce. Questo gesto artistico sottolinea che il silenzio va spezzato con azioni concrete e visibili. UniMarconi e Fondazione Doppia Difesa ribadiscono che la formazione è uno strumento di emancipazione senza eguali. Trasformare il supporto in opportunità reali significa dare alle donne i mezzi per scrivere una nuova pagina della loro storia, libera da ogni forma di costrizione.



