A settembre l’inflazione in Italia ha raggiunto il 4,2%. I risparmiatori rischiano quindi di vedere i propri capitali non investiti perdere rapidamente di valore reale, a causa dell’aumento dei prezzi. In questi casi, molto spesso, gli italiani cercano rifugio nei Btp per difendere i propri risparmi attraverso le cedole.
In passato lo Stato aveva emesso titoli indicizzati all’inflazione proprio per queste evenienze. Per il 2026 non sono previste emissioni simili, ci sono però alcuni Btp tradizionali che stanno per essere immessi sul mercato con cedole relativamente alte e ci sono anche i Btp Valore, che verranno emessi nella seconda parte di ottobre. Quali titoli hanno rendimenti più alti dell’inflazione?
I Btp all’asta il 13 ottobre battono l’inflazione?
Anche se l’inflazione al momento è del 4,2%, difficilmente rimarrà così alta per tutta la durata di vita dei Btp all’asta il 13 ottobre, che va da 3 a 7 fino a 15 anni. Prendere questa misura come base potrebbe quindi essere troppo rigido come approccio per valutare i rendimenti dei Btp. In generale, se si tiene conto di un periodo abbastanza lungo di tempo, l’inflazione di un’economia sana tende verso il 2%.
Il Btp a 3 anni in scadenza a settembre 2029
Il primo titolo da prendere in considerazione è il più breve, quello a 3 anni, codice Isin IT0005716839. Ha una cedola del 3,00% ed è la settima tranche di un Btp che oggi il mercato prezza a 98,10. Il suo rendimento lordo è quindi del 3,70%, che si riduce al 3,24% se si applicano le tasse. Questo rendimento:
non batte l’inflazione attuale del 4,2%;
batte l’inflazione media del 2%.
Essendo però un titolo così a breve termine, è anche meno probabile che l’inflazione si avvicini alla media durante la sua vita rimanente. È quindi necessario considerare che l’inflazione potrebbe rimanere sufficientemente alta per un periodo di tempo abbastanza lungo da superare il rendimento del titolo di Stato.
Il Btp a 7 anni con scadenza a settembre 2033
Il Btp con codice Isin IT0005722845 scade tra 7 anni e ha un rendimento leggermente migliore del precedente. Il lordo arriva al 4,12% tra prezzo e cedola, quindi al netto tocca il 3,60%. Anche in questo caso, quindi:
non batte l’inflazione attuale del 4,2%;
batte l’inflazione media del 2%.
Dalla sua, rispetto al precedente, il Btp a 7 anni ha la durata più lunga, quindi una probabilità maggiore che l’inflazione, in media, torni nel frattempo al 2%. Questo però significa vincolare il denaro per più tempo se si vuole ottenere il risultato sperato.
Il Btp a 15 anni con scadenza a ottobre 2041
Il titolo di Stato che più può contare sull’appianamento verso il 2% dell’inflazione è il Btp a 15 anni. Tra cedola e prezzo, il suo rendimento è del 4,58% lordo, che diventa un 4,01% netto. Quindi:
si avvicina a battere l’inflazione attuale del 4,2%;
batte l’inflazione media del 2%.
Il rendimento di questo titolo è sicuramente il migliore, ma non bisogna dimenticarsi che si parla di vincolare il capitale per 15 anni, a meno di non vendere il Btp quando se ne ha bisogno, con il rischio però che il prezzo sia sceso e, di conseguenza, che il rendimento peggiori.
I Btp Valore e l’inflazione
Un’altra occasione per investire in Btp arriverà il 19 ottobre, con i Btp Valore e i Btp Valore insieme. Le cedole e i rendimenti di questi strumenti saranno comunicati solo il 16 ottobre. Avranno gli stessi rendimenti a scadenza, ma con due diverse tipologie di pagamento della cedola diverso:
Il Btp Valore avrà una cedola step up 2+2+1;
Il Btp Valore Insieme avrà un’unica cedola a scadenza.
Questi titoli hanno il vantaggio di essere dedicati agli investitori retail, ai privati, al momento dell’emissione. Questo potrebbe renderli gli strumenti giusti per difendere i risparmi privati dall’inflazione.
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