Il regista rumeno si concentra sulle differenze culturali, ma anche etiche e religiose tra i paesi rappresentati, offrendo una prospettiva profonda e interessante attorno a temi delicati, tra cui quello della difficoltà di integrarsi in un paese straniero e dei pregiudizi che possono nascere da una parte e dall’altra.Alcuni passaggi non sono del tutto incisivi, ma resta comunque un film che conferma la forza narrativa di un regista che, anche in trasferta, sa decisamente il fatto suo. Gli altri premi principali Il Gran Premio della Giuria è andato al bellissimo “Minotaur” di Andrey Zvyagintsev, regista dissidente russo che mancava dal mondo del cinema dal 2017, anno in cui presentò, sempre sulla Croisette, il bellissimo “Loveless”.Ambientato in Russia nel 2022, “Minotaur” parte da un dramma intimo famigliare (l’ispirazione arriva dal film “Stéphane, una moglie infedele” di Claude Chabrol del 1969) per rappresentare un microcosmo che diviene poi potentissima metafora collettiva di un’esplosione di violenza impunita e accettata dalla burocrazia, allegoria dell’invasione russa in Ucraina.Un riconoscimento meritato per un prodotto che mescola efficacemente gli orrori della guerra con diverse simbologie mitologiche di grande intelligenza.


