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Home Cultura

Casa Serafini, ontologia dello sfratto

di Redazione Corriere Politico
27/09/2026
in Cultura

 Non ho mai amato gli appelli: penso che servano a ben poco e, di solito, arrivano quando è ormai troppo tardi. Dunque non ne sto facendo uno. Ma mi limito a una constatazione. Lo sfratto della casa di Luigi Serafini – l’artista del Codex, con che i suoi sogni surreali(sti), le sue uova, le sue pulcinelle, i suoi ghirigori indecifrabili epperò precisissimi, anima l’arte italiana più bizzarra dagli anni 80 –  è quasi esecutivo. A metà ottobre, o giù di lì, l’ufficiale giudiziario si presenterà nella sua dimora per “restituirla” ai, per carità, legali proprietari. Il problema – niente appelli, ripeto, solo una banale constatazione –, è proprio questo. La casa ontologica e patafisica di Serafini, negli anni, non è più la casa dove abita l’artista, è diventata, a tutti gli effetti, un’opera dell’artista Serafini, inscindibile dal resto del suo corpus: è palese per chiunque ne varchi la soglia anche una sola volta e per un istante. Non so, non mi intendo, e nemmeno mi interessa, approfondire le vicende legali, che mi auguro trovino un appianamento pacifico: dico soltanto che la sovrintendenza, il ministero della cultura o chi per essi, dovrebbero prendere seriamente a cuore la faccenda. La casa ontologica di Serafini, finita da anni nelle migliori riviste internazionali, è un progetto da salvaguardare (esiste un modo per farlo?), un sogno in forma di casa che esprime la fantasia e l’eccentricità di un artista anche di recente esposto al Mart o al Labirinto di Franco Maria Ricci, l’uomo che ha dato il via alla sua carriera. Non è una questione di proprietario contro affittuario, e non sarebbe l’approccio giusto. Credo,  spero, si possa fare ancora qualcosa, trovare una mediazione costruttiva, per non far trionfare l’immobilismo, l’immobiliarismo, ma l’arte, l’inconsueto. La meraviglia. Una volta tanto.Casa Serafini, ontologia dello sfrattoPhotogallery8 fotoVisualizza Loading…

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