L’invecchiamento del mercato del
lavoro colpisce anche i titolari di impresa mentre cresce la
difficoltà nel ricambio generazionale. Quasi 315mila titolari di
imprese individuali italiane – si legge in un’indagine della
Cna, confederazione degli artigiani “Imprese senza ricambio” , –
hanno almeno 70 anni e rappresentano il 10,7% del totale. Dieci
anni prima erano 290.328 e rappresentavano l’8,9%. E se nel
periodo gli imprenditori anziani sono aumentati di quasi 25mila
unità, a fronte di un numero complessivo di questo tipo di
aziende in calo, nello stesso arco di tempo le imprese
individuali under 35 hanno perso 153mila unità (-24%).
Anche la composizione settoriale evidenzia la portata del
problema. Il fenomeno dell’invecchiamento – si legge nello
studio – è particolarmente evidente in agricoltura, dove oltre
160mila titolari hanno almeno 70 anni, pari al 28,3% del totale.
Nel commercio sono quasi 59mila, nella costruzione oltre 19mila,
nel manifatturiero più di 18mila, nelle altre attività di
servizi circa 14mila e nell’alloggio e ristorazione oltre
12.600.
Considerando l’incidenza degli ultrasettantenni sulla platea dei
titolari, tra i grandi comparti emergono, oltre all’agricoltura,
il manifatturiero con il 9,6%, il trasporto e magazzinaggio con
l’8,4%, il commercio con il 7,8% e l’alloggio e ristorazione con
il 6,6%.
Se si guarda all’imprenditoria giovanile tra il 2014 e il
2024 le imprese guidate da giovani sono diminuite soprattutto
nelle costruzioni, con quasi 40mila attività in meno (-38,7%),
nel commercio, dove la riduzione supera 66mila imprese (-36,2%),
e nell’industria, che perde oltre 14mila imprese giovanili
(-35,9%). Nel turismo la flessione è di oltre 11mila unità, pari
al 18,3%.
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