Una città attraversata come un
arcipelago di quartieri, voci e memorie: la Goletta dei
pescatori siciliani e della Madonna di Trapani, il centro
europeo con le sue architetture liberty e art déco, la Medina
dei sufi e delle scrittrici, le periferie popolari, la Marsa,
Sidi Bou Said e Cartagine. È la Tunisi raccontata da Leonardo
Martinelli in “Tunisi Mon Amour. Viaggio nella città dalle mille
anime”, edito da Edt nella collana “La Biblioteca di Ulisse”, in
uscita in questi giorni in formato digitale e cartaceo. Il libro
non si presenta come una guida turistica, né come un saggio
antropologico o un reportage in senso stretto, è piuttosto,
nelle parole della scheda editoriale, un “atto d’amore” per una
città povera e bella, imperfetta e sorprendentemente
all’avanguardia. Martinelli la percorre a piedi, sui treni, nei
taxi collettivi, sui tram affollati, di giorno e di notte,
costruendo un itinerario circolare che parte dalla Goletta e
alla Goletta ritorna. Il risultato è un ritratto corale della
capitale tunisina, affidato a musicisti, chef, artisti,
psicanalisti, registe, attiviste, migranti, custodi di antiche
case, pescatrici, dj, pugili e sopravvissuti. Personaggi
diversi, spesso lontani fra loro per origine sociale e percorso
personale, diventano i veri protagonisti di un viaggio che
intreccia Africa e Mediterraneo, nostalgia italiana e presente
tunisino, desiderio di libertà e nuove paure. Al centro del
libro c’è anche il tentativo di rompere stereotipi e
semplificazioni sul mondo arabo e musulmano. La Tunisi di
Martinelli è una città contraddittoria, sensuale, popolare e
colta, segnata da traumi coloniali ma capace di inventare
comunità provvisorie: una spiaggia, una cucina, un teatro, una
canzone, una processione, una casa aperta. Nella Goletta, scrive
l’autore, “la libertà può coincidere con una sedia di plastica
trascinata dove si vuole, con una birra ai tavolini all’aperto,
con una spiaggia condivisa da ricchi e nullatenenti”. Il libro
guarda anche alla stratificazione storica della Tunisia:
berberi, punici, romani, vandali, bizantini, arabi, spagnoli,
turchi, francesi e italiani hanno lasciato tracce materiali e
immateriali. È in questa sedimentazione che Martinelli legge una
possibile abitudine all’altro e al diverso, una tolleranza
fragile ma ancora riconoscibile nella vita quotidiana della
capitale. Giornalista, autore e conduttore radiofonico, Leonardo
Martinelli vive a Tunisi e scrive sul Nord Africa per diversi
media italiani. In passato ha lavorato per oltre vent’anni al
Sole 24 Ore, anche da Bruxelles, Tokyo, Montevideo e Parigi, ed
è stato corrispondente dalla Francia per La Stampa. Tra i suoi
libri figurano “Michelle Bachelet: la primavera del Cile”,
“Quasi un romanzo. L’economia raccontata a chi non la capisce” e
“Il paese dell’utopia. Viaggio nell’Uruguay di Pepe Mujica”. Con
“Tunisi Mon Amour” Martinelli firma dunque un libro di viaggio e
di incontri, ma anche una dichiarazione d’affetto critica verso
una città che accoglie e ferisce, unisce e separa, come il mare
che chiude idealmente il percorso: presenza fisica, memoria
mediterranea e confine mobile tra partenze, ritorni e convivenza
possibile. Il libro esce per la collana “La Biblioteca di
Ulisse”. (ANSA)
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