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Home Cultura

Del Toro, oggi ci dicono che l’arte si può fare con una fottuta app

di Redazione Corriere Politico
12/05/2026
in Cultura
Del Toro, oggi ci dicono che l’arte si può fare con una fottuta app

(dall’inviata Francesca Pierleoni)
Non possiamo “cambiare la storia.
   
Ma possiamo cambiare un po’ le cose. Purtroppo viviamo in tempi
che rendono questo film più attuale che mai, perché ci dicono
che è inutile resistere, che l’arte si può fare con una fottuta
app e che ci troviamo di fronte a cose formidabili. Ma io la
penso come Ofelia, la protagonista della storia: dovremmo
riuscire a lasciare un segno, contrapponendo quello in cui
crediamo noi a quello in cui credono loro, la nostra forza alla
loro forza”. Lo dice Guillermo del Toro, accolto in un sala
Debussy piena da ripetute ovazioni alla prima proiezione
ufficiale della 79/a edizione del Festival di Cannes (12 – 23
maggio), per l’apertura di Cannes Classics, con la versione
restaurata in 4k de Il labirinto del fauno, presentato sulla
Croisette 20 anni fa, dove ottenne la standing ovation più lunga
mai registrata al festival, 23 minuti di applausi .
   
“C’è ancora speranza: possiamo decidere di arrenderci
all’amore o la paura… mai mai cedere alla paura” sottolinea il
regista messicano prima della proiezione, accanto al delegato
generale del festival Thierry Fremaux. Il Labirinto del Fauno
(2006) interpretato fra gli altri da Ivana Baquero, Sergi Lopez,
Maribel Verdú, Doug Jones, è ambientato nel 1944, in Spagna,
dove una bambina, Ofelia va a a vivere, insieme alla madre, con
il suo spietato patrigno, capitano Vidal, un fanatico falangista
deciso a sterminare i ribelli a Francisco Franco. Durante la
notte, Ofelia incontra una fata che la conduce da un vecchio
fauno. Questi le rivela che lei è una principessa, ma che per
dimostrare la sua nobiltà dovrà superare tre prove terrificanti.
   
“Vent’anni fa, realizzare questo film è stato incredibilmente
difficile – racconta -. Ed è stato un percorso che non avrei
potuto intraprendere senza la grande attrice che ne è la
protagonista e che oggi con noi, Ivana Baquero” dice, dando il
via ad un’altra ovazione per l’interprete in sala. “Allora
girare quel film significava andare contro tutto e tutti”. La
lavorazione “è stata la seconda peggiore esperienza
cinematografica della mia vita – aggiunge – la prima è stata
Mimic che ho realizzato con i Weinstein, una cosa orribile”.
   
Per Il labirinto del fauno “la preproduzione è stata molto
complicata, nessuno voleva finanziare il film e anche la fase di
riprese è stata molto difficile, tutto quello che poteva andare
storto, è andato storto. Altri problemi ci sono stati anche in
post-produzione”. Poi “siamo arrivati a Cannes, con la copia
stampata appena in tempo, e abbiamo avuto quei 23 minuti di
applausi… lo stesso tempo che uno ci può mettere ad andare
dall’ufficio a casa – scherza -. Ed è stato davvero strano,
perché nonostante il mio fisico perfetto, non sono abituato
all’adulazione. Per me è molto difficile ricevere l’amore. Però
Alfonso Cuarón, che era lì con me in sala e mi ha detto:
‘lascia entrare quest’amore’, che è poi anche la scommessa del
film”. Del Toro ha deciso di restaurare il Labirinto del fauno
in 4k (così tornerà anche nelle sale a ottobre) “non solo perché
sono i 20 anni dal debutto. Ivanita (la protagonista, ndr)
allora aveva 10 o 12 anni, oggi è trentenne, io pesavo 45 chili
in meno – chiosa ironico -. No, ho deciso perché mi succede una
cosa. Come regista, tutti quelli a cui piaceva Hellboy quando
avevano 20 anni, ora vengono da me e ne hanno 40”. Mentre Il
labirinto del fauno “continua ad essere amato dai 20 anni di
oggi. Per qualche ragione, il film si connette alla forza della
giovinezza, quando il mondo ti dice che hai torto e tu sai di
avere ragione”. Allora “ho voluto ridiffonderlo nel mondo in
grande stile. Così da poter continuare a connettermi con gli
spiriti che restano giovani”. 

Vent’anni fa “Il labirinto del fauno era stato l’ultimo film
presentato in quell’edizione, stavolta è il primo – rimarca
Fremaux – e allora a guardarlo c’era una sala piena, come quella
oggi”. Il delegato generale dedica in apertura anche un ricordo
al critico italiano Aldo Tassone, scomparso a dicembre e allo
scenografo Dean Tavoularis, “al quale quest’edizione di Cannes
Classics è dedicata”.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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