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Home Cultura

Democrazia con il volto della pace

di Redazione Corriere Politico
01/06/2026
in Cultura

Ascolta la versione audio dell’articoloQuando la Repubblica nacque, ottant’anni or sono, non aveva un volto riconosciuto, un proprio simbolo che la identificasse collettivamente. I principali monumenti civili delle nostre città richiamavano il XIX secolo, la nascita dell’Italia unita ed i suoi eroi, da Garibaldi a Mazzini a Vittorio Emanuele II, del quale il Vittoriano – la cui inaugurazione avvenne in occasione del cinquantenario dell’Unità d’Italia, 1911 – fu l’ultimo simbolo condiviso.La fine del fascismo e insieme della monarchia lasciarono alla nuova compagine statuale una memoria collettiva priva di emblemi identitari forti. Essa doveva giustificare, dopo monarchie, imperi, principati e ducati, il proprio primato e ricorse – almeno nelle immagini pubbliche più diffuse – alle origini medievali delle Repubbliche che segnarono lo sviluppo del Paese: vennero stampati nel 1946 francobolli che evocavano, in particolare, la Repubblica di Amalfi, quelle di Lucca, di Firenze e di Pisa, ciascuna delle quali rappresentata dal proprio edificio più significativo, dalle cattedrali di Amalfi e di Lucca a Palazzo Vecchio a Firenze; soltanto la Repubblica di Siena venne illustrata con un dettaglio dell’Allegoria del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti, nella sala della Pace del palazzo del Consiglio dei Nove della Repubblica di Siena, con l’emblema eponimo dell’aula, e cioè la Pace.Loading…Non è, quella pacata donzella, una fiera corifea, come la «Marianne» francese, del Triomphe de la République, bensì pensosa custode dell’ulivo della concordia, frutto del Buon Governo, consorella della Magnanimità di cui deve essere prodigo colui che è chiamato a governare; pace promessa «agli uomini di buona volontà» e giovane emblema di ritrovata riconciliazione:Così, con sapiente lungimiranza, la neonata Repubblica seppe rappresentarsi nella Pace, precedendo i valori portanti della prossima Costituzione:«Art. 11. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo».

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