Il tribunale di Trieste ha
riconosciuto la responsabilità della Repubblica Federale di
Germania (in continuità con il Terzo Reich tedesco) per aver
sottoposto un cittadino italiano, militare, a “prelevamento,
deportazione e internamento nei campi di concentramento” nazisti
nella II guerra mondiale, riconoscendo al figlio, erede, 108mila
euro a titolo di risarcimento. Lo scrive il Messaggero Veneto.
L’uomo aveva trascorso 600 giorni in prigionia, dal settembre
1943 alla liberazione il 5 maggio 1945. La sentenza è stata
emessa dalla giudice Gloria Giovanna Carlesso e depositata il 12
maggio.
La domanda di risarcimento, scrive il Messaggero Veneto, era
stata proposta per conto di un cittadino udinese dagli avvocati
Andrea Del Vecchio e Federico Gambini dopo la costituzione, nel
2022, di un “Fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime
di guerra e contro l’umanità per la lesione dei diritti
inviolabili della persona in danno di cittadini italiani dalle
forze del Terzo Reich” al ministero dell’Economia e delle
Finanze. Il risarcimento è stato riconosciuto perché la
condizione di prigionia era in contrasto con le convenzioni sui
prigionieri di guerra del tempo, costituendo crimine di guerra.
Il militare era stato catturato in Albania mentre era con
l’esercito italiano; era stato imprigionato a Podgorica e poi
deportato a Mauthausen.
“L’iniziativa del nostro cliente – hanno spiegato gli
avvocati difensori, era finalizzata a veder riconosciute le
sofferenze e le atrocità subite”.
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