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Home Economia Italiana

Difesa europea: la frammentazione è il vero problema, non i fondi

di Redazione Corriere Politico
18/04/2026
in Economia Italiana

L’industria della difesa europea sta crescendo rapidamente, ma la sua frammentazione strutturale resta il principale ostacolo alla competitività. Secondo un’analisi di Scope Ratings, il gap con gli Stati Uniti non si chiude aumentando i budget: la spesa europea in R&D militare ammonta a circa 13 miliardi di euro contro i 138 miliardi americani, e i paesi UE gestiscono oltre 170 sistemi d’arma contro 40 negli USA, con tre programmi paralleli per aerei da combattimento contro la standardizzazione americana sull’F-35. Il costo annuo del “non” consolidamento è stimato dal Parlamento Europeo tra 18 e 57 miliardi di euro, per duplicazioni negli appalti e capacità di innovazione perduta.
Il consolidamento avanza, ma lentamente
Qualcosa si muove: l’M&A europeo nella difesa ha raggiunto 2,3 miliardi di dollari nel primo semestre 2025, più dell’intero 2024, con gli ordini arretrati a 330 miliardi di euro a fine 2024. Rheinmetall ha perseguito un’integrazione verticale con le acquisizioni di Loc Performance e Naval Vessels Lürssen, mentre Airbus, Thales e Leonardo hanno concordato di fondere le divisioni satellitari nel Progetto Bromo. Tuttavia, Scope avverte che senza una regolamentazione UE sulle fusioni più chiara (attesa non prima di fine 2026) le transazioni saranno perlopiù incrementali. I fondi di venture capital destinati alla difesa europea sono cresciuti del 24% a 5,2 miliardi nel 2024, creando un bacino di potenziali target tecnologici.
Chi può fare M&A
Tra i grandi contractor, Safran, Airbus e Rolls-Royce mostrano la maggiore capacità teorica di M&A in termini assoluti, ma gran parte della loro solidità patrimoniale è riconducibile all’aerospazio civile. Tra i puri player della difesa, BAE Systems e Rheinmetall sono meglio posizionati, con quest’ultima che continua ad espandere la propria capacità grazie alla rapida crescita dell’EBITDA. HENSOLDT si trova invece all’estremo opposto: la leva lorda elevata la rende più credibilmente un target di consolidazione che un acquirente.
I rischi strutturali
Le valutazioni di Borsa – con multipli EV/EBITDA oltre 20x rispetto ai 13x del 2021 – rendono costosi i deal finanziati a debito. Le partecipazioni statali inoltre complicano le operazioni transfrontaliere: il MEF detiene circa il 30% di Leonardo, la Francia ha influenza strategica su Thales, la Spagna il 28% di Indra. Il programma FCAS, fermo per tensioni tra Francia, Germania e Spagna, illustra come gli interessi nazionali possano bloccare anche obiettivi strategici condivisi. Infine, un rischio a lungo termine, secondo Scope, è che la domanda si riduca qualora l’urgenza geopolitica attuale dovesse attenuarsi con la pace in Ucraina o in Medio Oriente.

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