Seppur sia un film che parla di giovinezza c’è notevole attenzione anche nella scrittura dei personaggi adulti – il padre di Anthony, in primis – capaci di risultare credibili e necessari per sviluppare un discorso che va a ragionare anche politicamente sulla Francia del periodo.“E i figli dopo di loro“e gli altri film della settimanaPhotogallery4 fotoVisualizzaRicca colonna sonora Accompagnato da una ricca colonna sonora che ci fa riascoltare diverse, grandi canzoni di quel decennio, “E i figli dopo di loro” è un film che, nonostante i 144 minuti di durata, si segue con attenzione dall’inizio alla fine, dotato di buon ritmo e vittima soltanto di un paio di sequenze poco incisive all’interno di un disegno d’insieme congegnato nel modo giusto.Alcuni spunti e riflessioni forse non sono così originali, ma l’esito è comunque efficace e capace di far empatizzare il pubblico con le vicende dei personaggi in scena.Il cast ha volti noti – da Ludivine Segnier a Gilles Lelouche – ma a svettare è Paul Kircher nei panni di Anthony: il giovane attore si conferma uno dei volti più interessanti del nuovo cinema francese dopo aver già dimostrato il suo talento in “Winter Boy” di Christophe Honoré e “Animal Kingdom” di Thomas Cailley.Tre chilometri alla fine del mondo Tra le novità in sala c’è anche “Tre chilometri alla fine del mondo” di Emanuel Parvu, regista rumeno al suo terzo lungometraggio.


