La Guardia di Finanza di Venezia
ha eseguito – su ordine della Procura Europea di Venezia – il
fermo di un imprenditore veneto, residente a Dubai, sospettato
di aver riciclato e reimpiegato i proventi di una “frode
carosello” realizzata da un’associazione criminale di origine
asiatica.
Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia
Economico-Finanziaria e dal secondo Nucleo Operativo
Metropolitano di Venezia, partite dalla ricostruzione di un giro
milionario di fatture false, hanno fatto emergere la figura
dell’imprenditore incaricato di riciclarne il profitto.
Approfittando della propria residenza negli Emirati Arabi
Uniti, l’uomo veniva in Italia, riceveva il contante
dall’organizzazione coinvolta nella frode e lo trasferiva
all’estero, compiendo operazioni per ostacolare
l’identificazione della loro provenienza. Il denaro veniva poi
reimpiegato in attività economiche e finanziarie tramite una sua
società fittizia in Slovenia, che importava da fornitori
extracomunitari merce per poi cederla a imprese italiane
compiacenti, alimentando così la frode carosello.
L’indagato, da pochi giorni in Italia, era in procinto di
espatriare negli Emirati Arabi Uniti, per cui il Procuratore
Europeo ha emesso un provvedimento di fermo di indiziato di
delitto, contestualmente a un decreto di sequestro preventivo
d’urgenza di oltre 4,6 milioni di euro, pari al profitto dei
reati di riciclaggio e reimpiego di denaro di provenienza
illecita. I Finanzieri lo hanno intercettato all’aeroporto di
Venezia-Tessera, mentre era in procinto di imbarcarsi, trovando
un wallet di criptovalute di oltre 750.000 euro, che è stato
sequestrato assieme a circa 6.000 euro in contanti e a un’auto
di lusso. Il Gip ha convalidato il fermo disponendo la misura
cautelare.
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