Venezia 1960 – Sul vaporetto.La mostra “Gianni Berengo Gardin. La Venezia del maestro del bianco e nero” però racconta una storia diversa, dai toni quasi lirici: la storia delle fotografie scattate da Berengo Gardin dalle finestre dell’ultimo piano di Palazzo Bollani Erizzo, affacciato sul Canal Grande a due passi dal Ponte di Rialto. Cinque secoli prima, quella era stata la casa di Pietro Aretino e il fotografo rimase affascinato dalla possibilità di poter guardare con i propri occhi gli stessi scorci che il poeta e scrittore rinascimentale aveva guardato centinaia di anni prima, e raccontare Venezia da quell’angolo privilegiato.Quegli scatti confluirono poi nel libro “La più gioconda veduta del mondo. Venezia da una finestra” ma 36 stampe originali Berengo Gardin le volle donare nel 2021 proprio alla Fondazione di Venezia per stima e amicizia: sono foto che testimoniano come, seppure i mezzi e i gesti della vita quotidiana nella città lagunare fossero cambiati nel corso dei secoli, lo spirito e l’essenza della città, la sua bellezza, erano rimasti immutati, in questo luogo vivo, stratificato, che continua a raccontare storie e persone.Con il suo fare di artigiano, maestro di una fotografia documentaria, umanistica, con i suoi scatti sicuramente “cercati” ma mai costruiti, GBG ci rammenta che la sua arte è fatta di estetica e di etica: “vera fotografia”, come sul timbro che apponeva sul retro delle foto “non corretta, modificata o inventata al computer”. Come la vita.“Gianni Berengo Gardin. La Venezia del maestro del bianco e nero”, Venezia, Palazzo Flangini-Fondazione di Venezia, Cannaregio, fino al 30 giugno Loading…


