La crisi dello Stretto di Hormuz
vale “circa il 20%” dell’offerta globale di Gnl (gas naturale
liquefatto) e “circa il 3%” dell’offerta mondiale di gas. Lo si
legge nel ‘Global Gas Report’ di Snam e Igu (International Gas
Union), da cui emerge che “la domanda globale di gas ha
raggiunto il livello record di 4.202 miliardi di metri cubi nel
2025”, mentre gli investimenti nella diversificazione degli
approvvigionamenti, nelle infrastrutture per il gas naturale
liquefatto e negli stoccaggi hanno consentito al sistema globale
di “assorbire lo shock del 2026 in modo molto più efficace
rispetto al 2022”.
In calo, secondo le stime contenute nel rapporto, la
produzione globale di gas, destinata a scendere di 4 miliardi di
metri cubi, pari allo 0,1% del totale. Prevista in lieve calo
anche la domanda globale, con una flessione di 7 miliardi di
metri cubi pari allo -0,2%, la prima dal 2022.
Nonostante i recenti rialzi, i prezzi del gas si sono
mantenuti “ben al di sotto” dei record di 4 anni fa. Al Ttf di
Amsterdam hanno superato quest’anno i 60 euro al MWh, mentre nel
2022 il record era stato di oltre 227 euro al MWh. Una “maggiore
resilienza” che “riflette gli investimenti effettuati dal 2022
nella diversificazione delle fonti, nelle capacità di
liquefazione e rigassificazione, negli stoccaggi e nella
flessibilità degli acquisti.
La produzione globale di gas ha raggiunto il massimo storico
di 4.147 miliardi di metri cubi nel 2025. Il Nord America che ha
contribuito con 54 miliardi di metri cubi di nuova offerta. Gli
Stati Uniti hanno superato la Russia come maggiore esportatore
netto di gas al mondo, con volumi per 167 miliardi di metri cubi
nel 2025. Inoltre il Gnl Usa ha coperto oltre la metà delle
importazioni europee.
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