Sono 21 in totale, come risulta
dagli atti della Procura di Pavia, gli “elementi” ritenuti
dall’accusa utili per provare la colpevolezza di Andrea Sempio
per l’omicidio di Chiara Poggi. Tra questi i pm indicano le sue
bugie sulle “tre telefonate fatte a casa Poggi” pochi giorni
prima dell’omicidio, le sue ricerche sul web sul tema del Dna e
sul processo a Alberto Stasi nel 2014, i “soldi” reperiti “per
pagare gli investigatori” della prima indagine a suo carico nel
2016, le versioni “mendaci” a verbale, il suo Dna sulle unghie
della giovane, l’impronta palmare 33, i soliloqui in cui
menzionerebbe i video intimi.
Tra questi 21 elementi elencati alcuni riguardano, in
sostanza, punti diversi di stessi temi di indagine, come quello
della traccia del palmo della mano riconducibile, per l’accusa,
a Sempio, o gli audio captati da una microspia nella sua auto.
Poi, tra le altre cose, viene messo in luce dalla Procura anche
che “Sempio non ha un alibi” per quella mattina del 13 agosto
2007 e che, dopo il delitto, “è tornato sulla scena del crimine
per ben due volte”. Tutto ciò oltre al suo profilo di una
persona “ossessionata dal sesso violento”.
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