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Home Scienze

I satelliti svelano immagini straordinarie dell’eruzione che sta creando una nuova isola nel Pacifico

di Redazione Corriere Politico
27/05/2026
in Scienze
I satelliti svelano immagini straordinarie dell’eruzione che sta creando una nuova isola nel Pacifico

Nel Mare di Bismarck, all’interno del Pacifico sud-occidentale nei pressi della Papua Nuova Guinea, una rete internazionale di satelliti gestiti dalla Nasa e dal programma europeo Copernicus, sviluppato dall’Esa, ha intercettato un’eruzione vulcanica sottomarina in corso. L’evento è stato preceduto da una breve sequenza sismica, seguita dalla comparsa nelle immagini ottiche di pennacchi bianchi composti prevalentemente da vapore acqueo risalente in superficie. In quest’area oceanica la mappatura batimetrica risulta storicamente lacunosa, rendendo l’osservazione spaziale l’unico strumento efficace per rilevare e analizzare i processi vulcanici attivi a centinaia di metri di profondità.

Le prime evidenze strumentali dell’anomalia sono state registrate dai sensori a bordo dei satelliti Aqua e Terra della Nasa, che hanno localizzato le colonne di vapore e i gradienti di scolorimento delle acque circostanti il punto di emissione. Successivamente, il sensore oceanografico della missione Pace ha documentato un’ampia area caratterizzata da acque torbide a causa del materiale vulcanico in sospensione. Il monitoraggio a lungo termine è stato integrato dalle immagini ad alta risoluzione dei satelliti Sentinel-2 e Landsat 9, che hanno tracciato la dispersione di zolle di pomice galleggianti mosse dalle correnti marine, bande di acqua lattiginosa e ridotti rilasci di cenere in atmosfera.

Il 12 maggio, i canali termici del sensore Viirs hanno individuato anomalie termiche distribuite su una superficie di circa sette chilometri quadrati, confermando la presenza di materiale magmatico ad alta temperatura in prossimità della superficie marina. Il 15 maggio 2026, lo strumento Modis (Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer) a bordo del satellite Terra della Nasa ha registrato la propagazione verso sud-ovest della pomice e delle acque scolorite, unitamente a un pennacchio vulcanico bianco spostatosi verso ovest, i cui crediti d’immagine sono da attribuire all’Osservatorio della Terra Nasa/Michala Garrison.

Immagine acquisita da Modis (Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer) sul satellite Terra della Nasa, il 15 maggio 2026. Crediti: Osservatorio della Terra Nasa/Michala Garrison

Sotto il profilo geologico, l’attività si sta sviluppando lungo la Titan Ridge, una dorsale vulcanica situata a circa dieci chilometri di distanza da un’eruzione censita nel 1972. Sebbene la profondità esatta del condotto attivo non sia ancora stata determinata con precisione, l’entità del calore registrato dai sensori termici suggerisce una collocazione del sistema magmatico più superficiale rispetto a quanto riportato nelle carte batimetriche disponibili. Questa carenza di dati pregressi trasforma l’eruzione in un laboratorio naturale per testare la capacità di risposta e la risoluzione temporale delle missioni orbitali nel tracciare fenomeni geodinamici rapidi in aree difficilmente accessibili. I team scientifici stanno valutando la possibilità che l’accumulo di materiale vulcanico possa dare origine a un nuovo rilievo insulare, un evento precedentemente documentato dai satelliti in casi limitati, come per il complesso di Hunga Tonga-Hunga Ha’apai tra il 2015 e il successivo collasso esplosivo avvenuto nel 2022.

L’andamento dell’eruzione mostra attualmente caratteristiche meno esplosive rispetto ai grandi eventi sottomarini recenti, una dinamica coerente con la collocazione del sito all’interno di un’area di espansione tettonica, dove il magma risale producendo manifestazioni meno violente rispetto alle zone di subduzione. Tuttavia, i ricercatori evidenziano che l’eventuale infiltrazione massiva di acqua marina all’interno del sistema magmatico superficiale potrebbe innescare reazioni freatomagmatiche ad alta energia. Per prevenire tale scenario e misurare le variazioni morfologiche superficiali, sono già state pianificate analisi radar mediante la missione Nisar e la costellazione canadese Radarsat.
Questi strumenti a microonde risultano fondamentali per mappare le deformazioni millimetriche della superficie del mare e identificare tempestivamente l’emersione di nuovi coni vulcanici stabili, fornendo dati utili per lo studio dei processi di colonizzazione biologica ed erosione dei paesaggi oceanici.Immagine di cover: Oli (Landsat 9) ha catturato l’eruzione infrarossa l’11 maggio 2026, mostrando pennacchi e la piattaforma sottomarina in crescita. Crediti: Osservatorio della Terra della Nasa/Michala Garrison

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