Il limite umano all’Intelligenza artificiale. E’ questo il principio che Meritocrazia Italia porterà all’VIII Congresso nazionale ‘L’Agenda politica del merito – U.T.I.L.E.’ che si terrà al Teatro Quirino di Roma, il 16 e 17 ottobre. “La nostra battaglia sul limite umano all’AI trova conferma scientifica” afferma il presidente Walter Mauriello citando l’articolo pubblicato dal settimanale Gente che riprende le parole dello psicologo americano Jonathan Haidt, autore de ‘La generazione ansiosa’ e de ‘La generazione fantastica’.
“L’infanzia è – sottolinea Meritocrazia Italia – stata sostituita dallo schermo. Siamo passati dal gioco libero al gioco su schermo. Il risultato è dato da una pericolosa sintesi di ansia, solitudine, fragilità”. “Non siamo contro la tecnologia – prosegue – Siamo contro l’uso della tecnologia per cancellare l’uomo. Se non insegniamo ai ragazzi a mettere in pausa lo schermo, avremo una generazione di perfetti consumatori di algoritmi, ma di pessimi cittadini, professionisti e lavoratori. La nostra proposta è giuridica e chiara, e si inserisce perfettamente in U.T.I.L.E.: U come Uguaglianza: per ritrovare la bellezza delle diversità, oltre la sterile omologazione; Trasparenza: come criterio di relazione tra utente e piattaforma social; I come Istruzione: a scuola si torna a vivere il reale, non il virtuale; L come Lavoro: il lavoro non può essere delegato a un algoritmo; E come Economia: un’economia che guadagna tenendo le persone incollate a uno schermo non è progresso, è sfruttamento”. Da qui i tre pilastri “inderogabili” che Meritocrazia Italia porterà al Congresso: responsabilità umana obbligatoria: ogni atto con effetti giuridici, sanitari, scolastici e lavorativi deve avere una firma umana tracciabile; non surrogabilità del giudizio: l’AI assiste, non decide al posto del medico, del giudice, del docente; valutazione umana del merito: un algoritmo non potrà mai misurare il talento, il sacrificio, il coraggio. “Essere ribelli oggi, come dice Haidt, significa riappropriarsi della propria attenzione. Per noi – conclude – significa una cosa sola: tornare alla cultura della verità, oltre il politicamente corretto”.


