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Home Scienze

Il caldo estremo impatta anche sulle imprese

di Redazione Corriere Politico
01/08/2026
in Scienze
Il caldo estremo impatta anche sulle imprese

Le conseguenze del cambiamento climatico e l’aumento delle temperature condizionano in modo misurabile la stabilità e la sopravvivenza del tessuto imprenditoriale italiano. È quanto dimostra la ricerca “Do High Temperatures Affect Firm Demography? Evidence From Italy”, condotta da Francesco De Simone dell’Istituto di Tecnologie e Intelligenza Ambientale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Itiam) insieme a Concetta Carnevale, Danilo Drago e Francesco Trivieri dell’Università della Calabria, pubblicata sulla rivista Business Strategy and the Environment.

L’indagine incrocia oltre centomila dati relativi alle aziende italiane suddivise in cinque settori produttivi con rilevazioni meteorologiche ad alta risoluzione registrate dal 2009 al 2022. I modelli econometrici evidenziano come le giornate estive caratterizzate da calore estremo incrementino in modo statisticamente significativo il tasso di uscita delle imprese dal mercato.

“Le stime mostrano che ogni giornata estiva con temperature comprese tra 29 e 32 gradi centigradi è associata a un aumento di circa 0,014 punti percentuali del tasso di uscita delle imprese dal mercato rispetto a una giornata compresa tra 23 e 26 °C. Quando la temperatura raggiunge o supera i 32 °C, l’incremento sale a circa lo 0,016% per giornata”, dichiara Francesco De Simone. “Il concetto di uscita non va interpretato come cessazione dell’attività produttiva, non si tratta necessariamente come fallimento formale e morte economica dell’impresa. Per il territorio, tuttavia, l’effetto è analogo: si perdono capacità produttiva, occupazione, competenze, servizi e relazioni economiche costruite nel tempo”.

L’impatto economico si manifesta attraverso molteplici fattori operativi, quali la riduzione della produttività del lavoro, l’aumento dei costi energetici, i problemi di salute dei dipendenti e il calo dell’affluenza dei clienti. “I risultati mostrano in modo netto una relazione statisticamente significativa, secondo le soglie più rigorose adottate in questo tipo di studi. Sul piano pratico, le temperature elevate possono contribuire all’uscita di un’impresa dal mercato attraverso diversi canali, quali riduzione della produttività, aumento dei costi energetici e organizzativi, interruzioni dell’attività, minore affluenza dei clienti o salute dei dipendenti”, prosegue De Simone.

La vulnerabilità risulta distribuita in modo disomogeneo: le microimprese e le ditte individuali subiscono le conseguenze maggiori a causa della limitata disponibilità di risorse finanziarie destinate all’adattamento. “Queste realtà, una componente fondamentale del sistema produttivo italiano, dispongono di minori risorse finanziarie e organizzative per misure di adattamento e risultano quindi maggiormente esposte agli effetti delle alte temperature”, aggiunge il ricercatore Cnr-Itiam. “Gli effetti in termini di uscita dal mercato risultano concentrati nelle aree più calde del Paese, aspetto particolarmente rilevante considerato che il Mediterraneo è una delle principali aree hotspot del cambiamento climatico. Le maggiori criticità emergono nel manifatturiero, nel commercio e nei servizi, mentre il settore agricolo appare più resiliente, anche grazie alla presenza di misure di sostegno e adattamento specifiche”.

Tra il primo decennio degli anni Duemila e il 2022, le giornate estive con temperature superiori ai 29 gradi sono aumentate in media da quarantadue a sessanta. Come conclude De Simone: “Ci si trova di fronte a un contesto climatico che esercita una pressione continua sul sistema produttivo. E una parte delle imprese italiane dispone ancora di limitata capacità di adattamento alle nuove condizioni. Le temperature elevate influenzano anche il sistema produttivo, modificando gradualmente la geografia economica e dinamica imprenditoriale del Paese”.

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