Lettere di scuse, risarcimenti già
versati alla Fondazione Memoriale della Shoah, altre proposte di
versamenti di somme, dai 500 fino ai duemila euro, e di lavori
di pubblica utilità. Così, da quanto è emerso stamani
nell’udienza pre-dibattimentale a Milano, alcuni hater, accusati
di diffamazione aggravata dall’odio razziale per insulti via
social alla senatrice a vita Liliana Segre, sono già usciti dal
procedimento o puntano ad ottenere la messa alla prova per
chiudere il loro capitolo giudiziario.
Nell’udienza davanti alla giudice Francesca Ghezzi della
sesta sezione penale, infatti, erano imputate oggi otto persone
in tutto, dopo le denunce della sopravvissuta al genocidio,
assistita dall’avvocato Vincenzo Saponara.
Per tre posizioni la giudice ha dichiarato il non doversi
procedere per remissione di querela, perché hanno già risarcito
fuori dal processo e si sono scusati. Solo un imputato, invece,
ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato, mentre gli
altri quattro hanno chiesto di essere ammessi all’istituto della
messa alla prova e nella prossima udienza, il 9 aprile, dovranno
dimostrare di aver versato le somme, di aver presentato missive
di scuse e di aver trovato degli enti adatti per effettuare
lavori di pubblica utilità. Uno di loro aveva indicato un blog
di sinistra, ma la giudice ha fatto notare al suo legale che non
andava bene “qualcosa di così politicamente orientato, meglio
una Caritas o un altro ente per bisognosi”.
Un altro imputato ancora, attraverso il proprio difensore, ha
fatto presente di essere “un pensionato” e non in grado di
versare “più di 500 euro”. Intanto, nell’ambito della maxi
indagine che tempo fa era stata aperta dal pm Nicola Rossato
sulla miriade di messaggi sul web contro Segre anche con minacce
esplicite, è stata fissata un’udienza preliminare a carico di
un’altra ventina di imputati.
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